Ennesima catastrofe nelle acque mediterranee, circa 130 migranti morti. Per quanto ancora l'Europa starà a guardare?

Altra strage nel Mediterraneo, dove è l’UE?

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Spettatori di un film horror che è all’ennesimo capitolo. Per quanto ancora dovremo assistere alla stessa scena orribile che si ripete ormai come un loop? 130 morti, 130 persone lasciate tra le onde in tempesta grazie al solito scaricabarile che siamo abituati a vedere.

Ricapitolando, Alarm Phone da 48 ore aveva richiesto assistenza alle autorità libiche per un gommone in difficoltà segnalatogli da un pescatore in zona “Search and Rescue”(SAR) libica. Dalla Libia solo silenzio. Poi scarica la responsabilità all’Italia, chiedendo a noi di assistere l’imbarcazione in pericolo. La richiesta di Alarm Phone arriva però in ritardo al “Maritime Rescue Coordination Centre” (Mrcc) italiano, il quale fà convergere i mercantili che si trovavano lì vicino verso il punto in cui si trovava il gommone. Ma, a causa delle difficili condizioni di navigazione, arrivano tardi e lo spettacolo a cui assistono è raccapricciante. Alessandro Porro, soccorritore a bordo della Ocean Viking di Sos Mediterranee, dichiara: “Ci siamo trovati letteralmente a navigare in mezzo ai cadaveri. E purtroppo siamo arrivati troppo tardi. Ma questa gente, 100, 120, 130 non lo sapremo mai, si poteva salvare se qualcuno fosse andato in loro soccorso quando hanno chiesto aiuto”.

La linea politica, da destra a sinistra è più o meno la medesima, ma l’unico ad aver quanto meno provato a risolvere le cose in modo duraturo è stato Matteo Salvini, quando ricopriva la carica di Ministro dell’Interno. Il capogruppo della Lega in Senato afferma: “Altro sangue sulla coscienza dei buonisti”. Ed ha tremendamente ragione Matteo, perché provare a salvare e, anzi, foraggiare questo traffico immenso di persone che raggiungono l’Europa, in queste modalità, non è più possibile. Serve urgentemente un piano Europeo di salvaguardia delle persone in mare.

Se si è in Europa, lo si è sempre, a maggior ragione quando si parla di vite umane. Demandare a pochi Stati membri (uno o due in realtà) e lasciarli soli di fronte a un fenomeno incontenibile non è di certo la soluzione migliore. La bomba sociale scoppierà, prima o poi, e non possono farcene una colpa.

David Sassoli centra, più o meno, il punto del discorso. Il Presidente dell’Europarlamento spinge l’Europa a fare come si è fatto con i vaccini, una coordinazione centrale così da accontentare tutti, senza dar adito ad alcun malumore.  “Non si perda altro tempo e non si metta a rischio altra povera gente. I governi nazionali diano poteri e mandato all’Unione europea per intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un’accoglienza obbligatoria. È necessario perché è oramai chiaro che le politiche nazionali non sono in grado di gestire con umanità ed efficacia i movimenti di migranti e richiedenti asilo. È su queste omissioni che si misurano le responsabilità delle morti in mare. Sulle dinamiche di questa ennesima strage, il Parlamento europeo vuole che sia fatta subito chiarezza e accertate eventuali colpe” dice Sassoli. Centra più o meno il punto focale del discorso perché, anche lui, punta il dito contro gli stati membri. Ma i rapporti causa-effetto sono ben diversi. È a causa dell’immobilismo dell’Europa che gli stati membri sono diventati inefficienti nel gestire un traffico di persone mai visto nella storia recente, si sarebbe potuto certamente fare qualcosa prima che si trovassero con l’acqua alla gola.

Ma se spesso è importante il fine con ogni mezzo lo sarà anche questa volta. Che si trovi di un meccanismo europeo di salvataggio in mare, rotte legali e sicure, visti umanitari, trafficanti da combattimento e protezione delle loro vittime, con ogni mezzo. Passeremo come i “cattivoni” di turno? Non importa, l’importante è salvare vite e redistribuirle nel modo più giusto possibile. L’UE è l’unica responsabile.

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