Alvaro Ricci (Pd) si fida della Asl ma sfugge alle domande

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Alvaro Ricci, capogruppo Pd

Il capogruppo del Pd in Consiglio afferma che bisogna fidarsi della Asl ma, messo di fronte all’evidenza, si prodiga in una difesa “d’ufficio”. Non proprio una bella figura

Una notizia scontata: Alvaro Ricci, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale, si fida ciecamente della Asl. Beato lui. Pensate, il piddino arriva a dire che “L’Azienda ha sempre tenuto sotto controllo la situazione, basta dichiarazioni non corrispondenti alla realtà”. In pratica, in un comunicato, Ricci ed i suoi tre compagni di banco a Palazzo dei Priori (tra i quali figurano anche Francesco Serra e Mario Quintarelli, il primo cardiologo a Belcolle ed il secondo ex dipendente Asl) davano in buona sostanza del menzognero a chi osava criticare l’operato della Asl.

Il consigliere potrà anche fidarsi dell’Azienda e dei suoi dirigenti, ci mancherebbe, ma da qui all’affermare che chi dissente è un bugiardo ce ne passa. Per questo, per “testare” la sua fiducia nei confronti della Asl e per cercare di capire le sue convinzioni, abbiamo pensato di sottoporlo a 4 domande precise. Peccato che il neocapogruppo Pd (incoronato dopo le dimissioni di Luisa Ciambella) sia sgusciato via senza rispondere.

Ma per quale motivo Ricci ha in qualche modo evitato il contraddittorio?  “Non sono un virologo né uno scienziato – risponde il consigliere – faccio altro di mestiere. Non mi avventuro nell’analisi di questi elementi. Mi pare che nel consiglio straordinario il dg Daniela Donetti, interrogata su questo, abbia fornito risposte esaurienti”.

Che non sia un virologo e men che meno uno scienziato ce ne siamo accorti, ma allora su quali basi il buon Ricci si fida dei dati? Come giornale, non è un mistero, abbiamo sempre analizzato ogni singolo dato ed ogni singola statistica fornita dalla Asl di Viterbo: in virtù di questo le nostre domande (che potete leggere qui) erano fondate e legittime, oltre che esposte in maniera corretta. Tra l’altro, Ricci potrà anche cercare di illudere i cittadini, ma di certo non potrà riuscire a raggirare chi, per sua sfortuna a questo punto, segue con attenzione i Consigli comunali. La dottoressa Donetti, direttore generale della Asl, non ha risposto, come lui del resto, a nessuna di queste domande. Si è limitata infatti a dire che chi avesse voluto ulteriori delucidazioni avrebbe potuto chiedere un incontro.

Beh, l’impressione è che Ricci si sia dovuto prodigare in una mera difesa d’ufficio nei confronti della Asl, organo molto vicino al suo partito e, soprattutto, alla sua corrente di partito. Non è certamente un segreto il fatto che i vertici, pardon, il vertice del Pd viterbese straveda per la dottoressa Donetti ed i suoi funzionari. Tuttavia, da una persona pragmatica e puntigliosa come Alvaro Ricci non ci aspettavamo una fuga di fronte a delle innocue domande. Forse il punto è che, come nei peggiori regimi, la verità è stata messa al bando e non sono consentite narrazioni diverse da quella “ufficiale”. Non proprio il massimo per un esponente di un partito che riporta “democratico” nel nome.

Nel loro comunicato, i consiglieri Pd hanno anche voluto “stigmatizzare alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa di alcuni personaggi politici destituite di ogni fondamento, ma che hanno contribuito ad alimentare un clima di allarmismo e disorientamento tra i cittadini di cui di certo non si sentiva il bisogno”. Era un chiaro riferimento alle parole di Luisa Ciambella, la dissidente per eccellenza. Ormai è lapalissiano: Ricci, Serra e Quintarelli, per volere del loro capo politico Enrico Panunzi, devono farla fuori. Troppo rischioso per il Pd, ormai in crisi di consensi in tutta la Provincia, tenersi in casa una voce fuori dal coro. Per questo motivo ogni momento è propizio per cercare di delegittimare le dichiarazioni della Ciambella che, dal canto suo, sembra comunque fregarsene. E c’è da dire che, se questa è la qualità dei contenuti dei suoi compagni di partito nonché suoi detrattori, fa più che bene ad ignorarli.

Insomma, ormai politica e sanità sembrano andare a braccetto. Considerando gli esponenti dell’una e dell’altra possiamo dirla con cognizione di causa: siamo letteralmente fregati. Se si arriva al punto di mistificare la realtà è finita per Viterbo ed i viterbesi.

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