Ampliamento discarica: a maggio l’udienza al Tar, manca però la documentazione della Regione

Autorizzato dall'ente regionale ancora prima di conoscere l'esito delle analisi sul rischio inquinamento

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Il sito viterbese di Monterazzano dal primo aprile, e fino al 30 giugno, è la destinazione finale dell’immondizia di tutte le province del Lazio.

L’emergenza rifiuti è stata scaricata, a suon di ordinanze, da Zingaretti su Viterbo e l’ampliamento della discarica di fatto è stato autorizzato – negli ultimi mesi del 2019 – dalla Regione ancora prima della documentazione relativa alla situazione di potenziale inquinamento anche della falda acquifera.

Un rischio rilevato dalle analisi, non proprio chiarificatrici, eseguite dal settore Ambiente dell’ente regionale – diffuse il primo marzo 2021, quindi circa un anno e mezzo dopo l’autorizzazione – che evidenziano in tre punti del sito valori elevati di solfati, bicarbonati, cloruri, sodio e boro, in un altro punto valori di uranio molto più alti che altrove e mostra un superamento di un punto e mezzo per quanto riguarda il manganese.

Il comune di Viterbo sull’ampliamento dell’invaso, a tutela del territorio e della falda acquifera, ha presentato ricorso al Tar chiedendo di attendere l’esito di nuove analisi – le precedenti non erano chiare – prima di procedere con l’autorizzazione.

Nel frattempo però la Regione inonda la discarica di Monterazzano con  complessive 21mila tonnellate di immondizia dell’intero Lazio sino al 30 giugno.

Ora si rischia il corto circuito. Il Tar ha fissato l’udienza per i prossimi 25-26 maggio e chiede all’amministrazione di Viterbo di produrre la relativa documentazione per approfondire la situazione.

Analisi che però, anche a seguito delle note vicende giudiziarie che vedono coinvolta il direttore (attualmente sospesa) del settore Ambiente non sono state fornite dalla Regione.

E il sindaco Arena, su sollecitazione della consigliera Pd Luisa Ciambella, proprio per risolvere tale impasse è pronto a dare mandato a un tecnico affinché si effettuino ulteriori approfondimenti sullo stato di salute del sito, in tempo utile per presentarsi al cospetto del tribunale amministrativo regionale.

Il responso del Tar, qualora fosse favorevole a Viterbo – che fino al 30 giugno è obbligata a ‘ospitare’ i rifiuti di tutto il Lazio – costituirebbe un risvolto della vicenda molto più ampio.

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