Anche il Papa tagliò le spese. Passando dalle razioni alimentari agli stipendi risparmiò fino al 40%

Non avendo esperienze dirette prese come esempio i modelli adottati dalle corti imperiali, e organizzò tutto su quattro importanti Uffici Economato: la Cucina, la Panetteria, la Bottiglieria e la Marescalchia, che dovevano anche distribuire le razioni alimentari e le prebende.

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La Corte pontificia, per quanto riguarda la gestione economica, cercava di raggiungere la massima economicità. Non avendo esperienze dirette prese come esempio i modelli adottati dalle corti imperiali, e organizzò tutto su quattro importanti Uffici Economato: la Cucina, la Panetteria, la Bottiglieria e la Marescalchia, che dovevano anche distribuire le razioni alimentari e le prebende.

 

In un antico manoscritto redatto sotto il pontificato di Niccolò III (1277-1280), troviamo annotata  la distribuzione di queste razioni giornaliere: La Cucina distribuiva 341 porzioni alimentari; La Bottiglieria serviva 271 razioni di vino; La Panetteria consegnava 262 razioni di pane; La Marescalchia provvedeva alle “prebende” varie che comprendevano i ferri, i chiodi e il foraggio per le cavalcature. Le razioni alimentari erano composte di carni, pesci, uova, pollame, verdura, condimenti, pane e vino, oltre ai vestiti e alle candele per l’illuminazione. Nel periodo della cattività avignonese (1309-1377) il papato scelse di cambiare le regole dei compensi, e da quelli in natura passò al compenso in denaro. Il nuovo sistema si rivelò non solo più pratico, e più al passo con i tempi, ma anche più economico. Infatti, le spese dei quattro uffici economici registrarono un risparmio del 35-40%, rispetto al periodo in cui erano in auge i compensi in natura.

La cucina del Papa era denominata “piccola” o “segreta”, per distinguerla da quella destinata ai curiali che aveva il nome di “grande”. Ai cuochi che prestavano il loro servizio alle dipendenze dirette del Pontefice, era riconosciuto un compenso più alto. Si ha notizia che alla fine del secolo XI, la composizione del personale della cucina era il seguente: capocuochi, cuochi, brodai, un portiere, un portatore d’acqua, uno speziale, i pescivendoli, i macellai e i mercanti di bestiame. Per quest’ultima categoria, una tradizione ormai consolidata, voleva che appartenessero tutti alla famiglia reatina, dei Cimini.

I capocuochi soprintendevano all’acquisto della carne (manzo, polli, pernici, fagiani, caprioli, e altra selvaggina) dei pesci, delle uova, del formaggio, della carne salata, delle spezie, del lardo, dell’olio, e di ogni altra cosa che servisse alla cucina. Compito dello speziale era invece quello di somministrare le spezie, le medicine e anche quello di distribuire le candele.

Nelle festività di Natale e Pasqua, i capocuochi ricevevano l’incarico di mandare ai Cardinali i doni alimentari (un maiale, degli agnelli e altro), ai quali avevano diritto per tradizione.

Nei documenti del tempo si legge che a Natale del 1299, Bonifacio VIII mandò a ogni Cardinale un maiale e due lepri, mentre nei giorni precedenti la Pasqua i Cardinali ricevettero un agnello e due capretti.

Tra i doni alimentari, ricordiamo anche l’usanza di regalare due torte ciascuno, ai Cardinali che accompagnavano il Papa quando celebrava.

Nel XIII secolo i panettieri erano generalmente due. Essi producevano pane per le esigenze del Papa e della Curia, e amministravano anche ciò che serviva alla mensa del Papa, del camerlengo e a quella dei cappellani.  I panettieri all’inizio e alla fine del pranzo, porgevano un asciugamano al Papa per le abluzioni. Almeno un panettiere assisteva il Pontefice durante tutto il pranzo.

I bottiglieri erano i responsabili dell’acquisto dei vini destinati al Papa e alla sua familia. Rientrava tra i loro compiti anche la preparazione di tutti i recipienti di vetro (bottiglie, fiaschi e damigiane) e di legno (botti) destinati a contenere la bevanda necessaria per la mensa del Papa, e del camerlengo. Inoltre durante il pranzo si tenevano di fronte al Papa, e assaggiavano sempre il vino, prima che fosse servito al Pontefice.

L’Ufficio della Marescalchia era comandato dal marescalco del signor Papa, che era un ufficiale di rango elevato.  Gli addetti a quest’ufficio economico, avevano la responsabilità dell’acquisto dei cavalli e dei muli, e di tutto ciò che serviva al loro nutrimento (orzo, fieno), al loro mantenimento (paglia) e alle loro esigenze (selle, ferri, chiodi ecc.). Essi dovevano, in particolare, assicurare la guardia delle selle e degli speroni del Papa. Alla “scuderia bianca” che era la più importante, appartenevano circa sei palafrenieri, ai quali vanno aggiunti i carrettieri e i sellai. Durante gli spostamenti una cura particolare era riservata al trasporto del tesoro e del guardaroba del Papa e del camerlengo. A Viterbo, abbiamo un esempio dell’importanza attribuita dai pontefici alla marescalchia. In Piazza Sallupara, dietro la chiesa di San Faustino e Giovita, c’è quello che era comunemente definito lo “Stallone del Papa”, per la sua bellezza e per la sua grandezza. Infatti poteva contenere duecento cavalli. Fu costruito nel 1481 su progetto del Bramante, sotto il pontificato di Sisto IV.

 

 

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