Anche il porto di Civitavecchia dice “no” all’autoproduzione

“L’Europa dei porti: l’autoproduzione nella sfida tra il lavoro portuale" è il convegno organizzato dalla Compagnia portuale e sarà oggetto dello sciopero del 23 maggio

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“L’Europa dei porti: l’autoproduzione nella sfida tra il lavoro portuale e l’egemonia dei player del trasporto” è stato l’argomento scelto dai camalli civitavecchiesi per il tradizionale convegno che chiude le iniziative per i 122 anni della Compagnia Portuale. Argomento di grande attualità visto che sarà oggetto dello sciopero generale dei porti indetto per il prossimo 23 maggio dei sindacati confederali. I portuali di tutta Italia ed ovviamente i camalli civitavecchiesi incroceranno le braccia per dire no all’autoproduzione, ovvero alla possibilità degli armatori di far effettuare le operazioni di carico e scarico in gergo rizzaggio e derizzaggio direttamente dal proprio personale di bordo, bypassando i lavoratori specializzati degli scali. “Oggi la quasi totalità delle banchine – ha esordito il vice presidente della Cpc Patrizio Scilipoti – sono in mano agli armatori. Non è pensabile che gestiscano anche le operazioni portuali. Chiediamo solo di lavorare dignitosamente ed in condizioni di sicurezza con la collaborazione dell’Autorità di sistema portuale”. Un pericolo non imminente a Civitavecchia dove “Il regolamento dell’Autorità portuale – come ha spiegato il presidente dell’ente Francesco Maria di Majo – definisce questo tipo di lavoro “operazioni portuali” e come tali debbono essere svolte da personale qualificato come i lavoratori della Compagnia portuale”. Assicurata anche la “vicinanza” in questa fase delicata del lavoro portuale anche della Regione Lazio attraverso le parole dell’assessore al ramo Mauro Alessandri e di una parte del mondo armatoriale, rappresentato in sala dal vice direttore generale di Alis società del Gruppo Grimaldi Antonio Arrigo. “Ma avere un armatore con cui lavoriamo correttamente da tanti anni – ha tuonato il presidente dei camalli Enrico Luciani appellandosi ad un intervento arbitrale del presidente di Majo – ce ne sono altri che hanno colonizzato lo scalo. E’ impensabile e non più tollerabile che Civitavecchia, porto di Roma in venti anni non sia riuscita a movimentare più di 60 mila teus di container>. A definire un danno l’autoproduzione, sulla quale spinge però l’Europa, è stato anche il direttore del Consorzio Autostraportatori Patrizio Loffarelli. Sottolineata infine a margine del convegno dallo stesso Luciani la necessità di avere infrastrutture adeguate “per questo la Civitavecchia-Orte deve essere ultimata, non domani, ma ieri”.

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