Anche nella Tuscia i borghi fantasma: un’Italia che sta scomparendo

Nella provincia di Viterbo solo in quattro comuni: Oriolo Romano, Monterosi, Vitorchiano e Castel Sant'Elia è in atto un fenomeno di controesodo

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Il borgo fantasma di Celleno

Un pezzo d’Italia che muore, poco a poco, cancellando usi e tradizioni, radici e costumi.

E’ impietosa la fotografia dell’Italia delineata dall’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, che, nell’atlante dei piccoli comuni, redatto sulla base dei dati Istat, ha lanciato l’allarme su un numero enorme di piccoli borghi, spesso arroccati in montagna, che stanno scomparendo.

Centri minuscoli, dove non nascono bambini, i servizi diminuiscono e le persone se ne vanno, alla ricerca di un futuro migliore. In questo modo alcuni comuni sono diventati ormai quasi dei centri che vanno scomparendo.

Nella provincia di Viterbo un esempio è Celleno, detto appunto “borgo fantasma”

Il dato nazionale rileva che, su 5500 comuni il 72,9%  è in contrazione demografica, addirittura in cinque anni, dal 2012 al 2017, questi borghi sono stati lasciati da circa 300 mila abitanti, una popolazione pari, ad esempio, all’intera città di Catania.

Si tratta di un fenomeno che non risparmia nemmeno la Tuscia, dove solo quattro comuni: Oriolo Romano, Monterosi, Vitorchiano e Castel Sant’Elia figurano tra quelli in cui è in atto un controesodo.

In tutti gli altri è in atto uno spopolamento o la situazione è stazionaria.

Diverse sono le misure proposte dall’Anci per favorire un’inversione di tendenza: dall’ aumento della semplificazione burocratica fino ad un regime fiscale maggiormente vantaggioso.

Altre idee originali sono state avanzate da alcuni sindaci, come, ad esempio, la vendita delle case chiuse e abbandonate al prezzo simbolico di un euro. Grazie a questi incentivi e ad altri fattori, quali, ad esempio, l’allargamento della banda larga, tornare alle radici potrebbe non essere più così difficile.

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