Anziana morì dopo essersi bruciata nel bidet, assolti medico e gestori casa di riposo

Il fatto non sussiste per i tre imputati di omicidio colposo: la pubblica accusa aveva chiesto 8 mesi

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Vincenzo Petroni
Avvocato Vincenzo Petroni, difensore medico convenzionato casa di riposo ronciglione

Una 90enne era morta nel 2010 in seguito a delle ustioni alle parti intime: tutti assolti gli imputati. Alla sbarra per omicidio colposo erano finiti il medico che aveva firmato il certificato medico di assunzione nella casa di riposo, e le due responsabili della struttura sociosanitaria.

Alle 20 di ieri, nell’aula 5 del tribunale viterbese, il giudice Elisabetta Massini ha posto fine al primo grado di giudizio su una vicenda che ha rischiato di arrivare fuori tempo massimo, con la prescrizione che incombeva. La corte ha assolto i tre imputati per un fatto accaduto il 2 ottobre 2010, e che portò – secondo l’accusa – alla morte di una anziana ricoverata nella casa di riposo Residenza La Pace di Ronciglione. Decesso avvenuto il 6 novembre successivo.

Nella struttura, un’anziana si ustiona con l’acqua bollente mentre si fa il bidet e muore dopo un mese. Dall’apertura del fascicolo nel 2011, il processo si è aperto solo nel 2017. Parti civili la figlia e due nipoti dell’anziana, assistiti dall’avvocato Cristina Mancini, che ieri si è allineata alla richiesta del pm di otto mesi per i tre imputati.

L’anziana, parzialmente non autosufficiente, rimase incastrata sopra al bidet con l’acqua bollente aperta, riportando ustioni di terzo grado sul 7 per cento del corpo prima che fosse liberata. Poi, la donna subì un intervento d’urgenza a Belcolle, prima di essere trasferita al Sant’Eugenio di Roma. Ma dopo un mese l’anziana morì. Secondo l’autopsia disposta dalla procura, c’era un nesso causale tra il decesso e le ustioni. Ma questo rapporto causa-effetto è stato attaccato e smontato dai tre difensori degli accusati. In particolare, il legale del medico, l’avvocato Vincenzo Petroni, in un’arringa decisa, ha spiegato: “Non c’è il nesso di causalità giudiziaria tra il certificato medico del mio assistito e l’incidente accaduto qualche mese dopo. Per questo, chiedo l’assoluzione”. Così è stato.

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