Appalti sanità e “made in Italy”: lettera aperta al Ministro Salvini

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“Signor Ministro, seguo con attenzione e simpatia le Sue battaglie a favore dell’Italia e degli Italiani.

Finalmente con la Sua proposta di legge sul “Made in Italy” si porrà forse fine alla razzia, da parte di gruppi stranieri, dei più importanti marchi Italiani.
Telecom, Pernigotti, Barilla, Plasmon, Parmalat, Algida, Gucci, BNL, Gancia, Marelli, Benelli, sono solo alcune delle aziende leader Italiane che, nella totale indifferenza – quando non complicità – dei governi precedenti sono state vendute a società estere con grave perdita di posti di lavoro e profitti per l’Italia.

Vorrei però segnalarLe un altro aspetto della concorrenza sleale che aziende estere portano alle imprese Italiane, proprio qui a casa nostra, sotto gli occhi, anzi con l’assenso delle nostre Autorità amministrative.

Parlo delle gare pubbliche di appalto, specie nel comparto della Sanità.
Nel tentativo di contenere i costi della Pubblica Amministrazione si espletano gare dove si predilige il fattore prezzo a quello della qualità dei prodotti. Questo agevola società (anche Italiane) che producono all’estero, in paesi dove la manodopera costa anche cento volte meno che in Italia, dove i diritti dei lavoratori vengono costantemente calpestati e dove è anche troppo facile ottenere certificazioni che in Italia costano molto in tempo, danaro e competenze.

Tutto ciò danneggia il nostro paese almeno in due modi: riduce i posti di lavoro per delocalizzazione; offre agli Italiani prodotti di scarsa qualità, con esiti a volte drammatici, si pensi allo scandalo delle valvole cardiache fatte in un paese dell’estremo oriente.

Questo fenomeno colpisce soprattutto le aziende medio-piccole Italiane, vera spina dorsale della nostra economia, perché non hanno la forza per delocalizzare e competere con questi “pirati del business”.

Mi creda signor Ministro per noi medio/piccoli imprenditori Italiani la concorrenza sleale della paccottiglia fatta all’estero è letale.
Per produrre in Italia noi dobbiamo, giustamente, rispettare norme legali, fiscali, di sicurezza sul lavoro, di qualità che costano moltissimo e possono incidere fino al 20% del costo di prodotto; per non parlare del già menzionato costo del lavoro.
Le aziende che producono in Italia sono sempre più in difficoltà e si stanno via via riducendo (anche per questo si vendono all’estero).

È necessario porre rimedio a tutto questo.
Signor Ministro se veramente vuole salvare il così detto Made in Italy, valuti anche norme che (in sede di gara e non solo) valorizzino la produzione italiana che garantisce posti di lavoro stabili nel paese: l’Italia deve essere rispettata come nazione e non sfruttata come mercato.

Nel salutarLa con rispetto, rimango a Sua disposizione qualora volesse discutere alcune proposte per aiutare il comparto industriale italiano a rinascere per un nuovo miracolo industriale.”

Prof. Silvio Gherardi

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