Area termale e vincoli, attenzione… Non si vive di pane e passato!

Mileseicento preziosi ettari del Bullicame e oltre non possono restare "imprigionati" e inutilizzati.

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Il direttore Giovanni Masotti
Foto di Erika Orsini

Lungi da noi l’intenzione di apparire irrispettosi nei confronti del lavoro delle soprintendenze archeologiche, che vegliano sul nostro intenso e glorioso passato. Però, c’è un però… Non vorremmo che a Viterbo, per l’area termale – risorsa straordinaria e primaria di sviluppo e ricchezza del nostro territorio – vada a finire come disastrosamente accadde per la capitale decenni fa con i parcheggi sotterranei, invocati per allentare la ferrea morsa del traffico e dare un po’ di respiro agli automobilisti, senza cronicizzare – come, invece, è regolarmente avvenuto – la piaga della sosta selvaggia e l’infierire delle multe facili.

Niente… Tarallucci e vino. Con ‘sta storia che – a Roma “caput mundi” – dove buchi, trovi vestigia (o cianfrusaglie) da non sfiorare nemmeno con un dito, la soprintendenza bloccò di fatto un piano che avrebbe (parzialmente) salvato dall’ asfissia una città diventata “mostro”. E a Viterbo, Dio mio (altra vicenda, altro settore, ma copione simile), che vogliamo fare? Un disgraziato bis? Non esageri, la soprintendenza competente, con vincoli e divieti, lacci e lacciuoli, distinguo e moniti. Milleseicento preziosi ettari del Bullicame e oltre non possono restare “imprigionati” e inutilizzati. Ma scherziamo?! Si trovi un compromesso, un’onorevole via di mezzo. Si prevedano delle eccezioni (non so, non sono un tecnico…), ma – accidenti – non si metta il chiavistello! Un po’ di elasticità, su… O vogliamo fermarci e perdere l’ ennesimo tram? Per favore, si guardi anche al presente e al futuro prossimo. Non si campa rimirando quello che fu… Mica possiamo mangiare pane e antichità!

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