Un'altra tegola sulla testa del commissario straordinario per la pandemia

Arrestato per ‘ndrangheta un fedelissimo di Arcuri. Ma il governo non ha niente da dire!

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E adesso che cosa mai dirà quel simpaticone del commissario straordinario del governo per la pandemia Domenico Arcuri, che di errori e gaffes – in questo “annus horribilis” – ne ha già collezionati a pacchi?

Il direttore Giovanni Masotti

È successo un fatto gravissimo, su cui è subito calata una omertosa cortina di silenzio da parte dell’ esecutivo e dei Cinque Stelle, strenui portabandiera del moralismo d’accatto quando gli conviene. Dunque – è questo l’episodio in questione – uno dei più stretti e fedeli collaboratori del signor “so tutto io” è rimasto impigliato nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta condotta dal procuratore Gratteri che ha messo nei guai anche il segretario nazionale dell’UDC Lorenzo Cesa.

A finire in manette è stato Natale Errigo, giovane consulente di Invitalia e importante membro dello staff di Arcuri, per cui si occupa di quisquilie quali la distribuzione delle mascherine e degli altri dispositivi di protezione anti-Covid, ma anche della gestione dei tamponi e di recente della campagna vaccinale.

Possibile che un personaggio di tale rilievo nella lotta al virus sia implicato in un’ inchiesta del genere con l’ accusa di voto di scambio e che nessuno muova un fiato? Parli Arcuri. Parli il governo. Parli il ministro della Salute. Qui si tratta di ‘ndrangheta, non si scherza. Solo nel paese di Pulcinella (qual siamo) si può far finta di niente. Siamo davvero unici.

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