Il virologo tira uno schiaffo in faccia ai ristoratori: "Da lunedì darò il buon esempio, non andrò al ristorante"

Arrivano le aperture e riparte la campagna terroristica dei virologi contro bar e ristoranti

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Le riaperture incombono, per la gioia di milioni di italiani che finalmente potranno tornare a lavorare o a gustarsi giornate all’aria aperta senza la paura di dover essere sanzionati. Ma non tutti sembrano accogliere con felicità le tanto agognate riaperture, seppure quest’ultime siano soltanto “parziali”.

E’ il caso di Andrea Crisanti, noto virologo facente parte della cricca di colleghi che, da un anno esatto, vengono ospitati in diversi salotti televisivi per disquisire della pandemia. Crisanti, ospite “Un giorno da pecora” su Rai 1, ha letteralmente dato il meglio di sé facendo delle affermazioni che, più che dei saggi consigli, sembrano delle profezie apocalittiche.

“Con le aperture ci saranno 500-600 morti al giorno, le zone gialle torneranno certamente arancioni o rosse”, ha detto il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova. Crisanti ha poi rincarato la dose: “Da lunedì non andrò al ristorante, perché sono convinto che è sbagliato, voglio dare il buon esempio”. Il virologo poi, non pago, veste anche i panni dell’economista: “Penso che ai ristoratori bisognerebbe dare esattamente quello che hanno dichiarato nelle tasse, lira per lira, anzi euro per euro”.

Insomma, Crisanti vuole contendersi con Burioni e Galli il ruolo di capo ultrà dei tifosi del Covid e del lockdown. Per lui, infatti, non bastano neanche le attuali restrizioni: “Quando si tolgono le restrizioni le misure di controllo non sono più sufficienti, quindi è chiaro che si sbilancia tutta la dinamica dell’epidemia a favore del virus”.

Non ce ne voglia il buon Crisanti ma, francamente, dei toni terroristici utilizzati da lui ed i suoi colleghi, gli italiani ne hanno le scatole piene. E’ questo il paradosso di una casta – quella dei medici e dei sanitari – incapaci di porre alcun rimedio all’epidemia ma sempre pronti a condizionare, limitare ed ostacolare in ogni modo possibile, anche quello più sciocco ed inutile come il coprifuoco, la vita dei cittadini. Per fortuna ci ha pensato qualche giorno fa il deputato leghista Claudio Borghi a mettere in riga il tutto-virologo: “Lei è esperto di genetica della zanzara, non di questi temi…”.

E’ davvero ai limiti del vigliacco gettare così tanto panico (infondato, peraltro, dato che gli ultimi studi dimostrano che la possibilità di contrarre il Corona all’aperto è pressoché remota, ma questo Crisanti lo ignora) nella cittadinanza, già stremata da un anno di durissimi sacrifici. Ed è ancor più vigliacco additare come untori i ristoratori, letteralmente massacrati dal lockdown e dalle altre restrizioni.

E poi non guasta mai quella fastidiosa retorica tutta di sinistra per la quale i ristoratori o chiunque abbia una piccola o media impresa sia automaticamente un evasore fiscale. Anziché fare i monaci trappisti (il cui motto, per chi non lo sapesse, è “Memento mori”) e vaticinare ipotetiche catastrofi legate alle riaperture, i virologi dovrebbero concentrarsi su come studiare rimedi per combattere il Covid, dato che quelli utilizzati finora sembrano decisamente inadatti. Anche il lockdown, di cui lo zanzarofilo Crisanti è un accanito sostenitore, secondo le ultime ricerche, sembrerebbe essere tutt’altro che utile.

Crisanti somiglia al predicatore che, in “Non ci resta che piangere”, lancia l’anatema a Massimo Troisi: “Ricordati che devi morire!”. Aspetta, che mo’ ce lo segnamo. Il problema è che queste persone vogliono imporre quelle che sono loro credenze – dato che la scienza li sconfessa – al prossimo. Anche meno, per cortesia.

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