Asl di Viterbo: istituito il tavolo paritetico per la salute delle persone detenute

È il primo in Italia. Ne fanno parte tutte le istituzioni del territorio che operano in ambito carcerario. Il coordinamento è stato affidato alla Asl di Viterbo e alla Direzione della Casa circondariale Mammagialla

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Lo scorso 9 di luglio la Asl di Viterbo ha deliberato e istituito il tavolo paritetico per la salute delle persone detenute. Un importante strumento di incontro e di confronto, il primo in Italia, per tutti i soggetti istituzionali che operano in ambito carcerario, al fine di individuare e concordare risposte efficaci alle problematiche legate ai bisogni sociosanitari dei detenuti. Il tavolo è stato istituito rispondendo a un invito del capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, rivolto a tutti gli Istituti penitenziari italiani.

Le funzioni di coordinamento sono state affidate alla direzione sanitaria della Asl e alla direzione dell’Istituto penitenziario di Viterbo, con un’idea di lavoro di rete e di sistema, al cui interno sono presenti tutti i servizi che si occupano di questo specifico ambito della salute dei cittadini: dalle aree della sicurezza e trattamentale della Casa circondariale Mammagialla alle unità operative della Asl Medicina protetta, Serd, Medicina penitenziaria territoriale, fino al Dipartimento di salute mentale. Al tavolo siederà inoltre il garante regionale delle persone private della libertà, mentre potranno essere chiamati a portare il loro fondamentale contributo i rappresentanti della Prefettura, delle amministrazioni comunali, della Magistratura di sorveglianza, dell’Università, delle società scientifiche e del privato sociale, in un nuovo contesto di sistema volto alla massima trasparenza e a favorire una sinergia di interventi.

L’istituzione del tavolo – commenta il direttore generale della Asl di Viterbo, Daniela Donetti – si inserisce in un percorso, da tempo avviato, che ha prodotto una serie di interventi finalizzati al miglioramento dell’offerta erogata alla popolazione penitenziaria: dalla dotazione di un Cup interno all’istituto penitenziario, all’informatizzazione dei servizi, fino alla stesura del Piano locale di prevenzione del suicidio. Tutto questo nella convinzione che assicurare la salute contribuisca anche a garantire la sicurezza delle persone detenute e dell’intera collettività. Queste azioni, inoltre, vanno inquadrate in un contesto normativo che, dal 2008, ha affidato l’assistenza sanitaria nelle carceri alle aziende sanitarie e in un contesto locale caratterizzato dalla presenza di una casa circondariale ad alta complessità di gestione, essendo tra i primi 20 istituti italiani per numero di detenuti: circa 600 di media al giorno, di cui il 50% di nazionalità non italiana e il 30% con problemi di tossicodipendenza”.

Una complessità di gestione che per la Asl di Viterbo comporta, ogni anno, un impegno organizzativo e professionale significativo. Solo nel 2018 sono stati 530 gli accessi al pronto soccorso, di cui circa 200 seguiti da ricovero in Medicina protetta, 4364 sono state le visite ordinarie, 478 le visite urgenti, 409 quelle cardiologiche e 407 le infettivologiche, 933 le consulenze psicologiche, 78 i trattamenti con farmaci sostitutivi e 15370 le visite al Serd. Per una popolazione carceraria al cui interno sono presenti 23 detenuti affetti da Aids, 61 da epatite C e 22 da epatite B.

“Quello penitenziario – spiega il garante regionale delle persone private della libertà, Stefano Anastasia – è un sistema complesso che richiede il concorso di diverse amministrazioni pubbliche nel perseguimento dei principi fissati dalla Costituzione. La Asl di Viterbo concorre con impegno e dedizione, di risorse e di professionalità, alla tutela della salute delle persone detenute nel carcere cittadino. L’istituzione del tavolo tecnico paritetico di coordinamento delle azioni della Asl e dell’Amministrazione penitenziaria è un’occasione importante per valorizzare le risorse, monitorare le criticità, innovare nelle procedure e, di questo, sono grato a quanti vi hanno lavorato, a partire dal direttore generale Donetti e dal direttore della Casa circondariale, Pierpaolo D’Andria”.

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