Asl, dov’è finita l'”Obesity Unit”? Grandi proclami e dopo tre mesi il servizio non c’è!

Due piaghe del nostro tempo che colpiscono, indistintamente, uomini e donne, di qualsiasi età o ceto sociale.

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Obesità e disturbi alimentari.

Due piaghe del nostro tempo che colpiscono, indistintamente, uomini e donne, di qualsiasi età o ceto sociale.

In Italia, il grasso in eccesso è uno dei più diffusi problemi di salute e riguarda oltre 16 milioni di persone in sovrappeso e 6 milioni di obesi. Ogni anno fanno ricorso al bisturi circa 15 mila pazienti.

Due milioni, e sempre più giovani, sono invece gli adolescenti italiani che soffrono di disturbi alimentari, anoressia e bulimia.

In maniera preoccupante l’età si abbassa sempre di più, tanto che il malessere inizia a fare il suo esordio già a 11 anni e in alcuni casi, secondo i pediatri, addirittura in bambine di soli 8 anni.

Due gravissimi problemi, dunque, che affliggono la nostra società e contro i quali, lo scorso 23 gennaio, la Asl di Viterbo ha deciso di porre un deciso freno, istituendo l’Obesity Unit e l’ambulatorio integrato per i disturbi alimentari.

Una presa di posizione ferma per cercare di arginare la dilagante deriva delle due patologie: “al fine di dare accesso alle cure a tutti i pazienti con D.A./obesi, attraverso un percorso di diagnosi e cura che preveda la sinergia con il territorio nell’ottica di una razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse disponibili….”

A tal fine: “istituisce una rete integrata di presa in carico sanitaria per garantire alle persone affette dai Disturbi Alimentari, sia minori che adulti, degli interventi sia dal punto di vista psicologico-psicoterapeutico e psichiatrico che dal punto di vista internistico-nutrizionale…favorisce il miglioramento della compliance dei pazienti attraverso l’individuazione dei trattamenti terapeutici più appropriati sulla base di una preventiva definizione delle caratteristiche psicologiche del paziente.” e, soprattutto, si propone di “monitorare mensilmente gli indicatori di processo e di esito”.

Insomma, un progetto straordinario negli intenti e assolutamente necessario nella realtà.

L’unico neo è che ancora non esiste!

A distanza di circa tre mesi le dichiarazioni plateali tali sono rimaste e del servizio tanto decantato, nemmeno l’ombra.

Non esiste uno storico, un report degli accessi, una statistica sui risultati conseguiti, insomma, nulla di nulla.

Un “servizio fantasma” come tanti altri nella sanità regionale che, da una parte continua a smantellare ospedali e, dall’altra prosegue nelle inaugurazioni, in pompa magna, di servizi destinati ai pazienti che rimangono fermi per mesi ai blocchi di partenza.

In alcuni casi per sempre.

 

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