Asl Viterbo, la casa come primo luogo di cura: esperienze a confronto e nuovi modelli da mettere in campo

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Il domicilio ed i servizi sanitari ad esso connessi sono una delle maggiori sfide che la sanità si trova ad affrontare e la Asl di Viterbo – in collaborazione con l’Università della Tuscia e la Regione Lazio – ha voluto porlo al centro dell’attenzione della due giorni “La casa come primo luogo di cura. Proattività, prossimità, prevenzione”. “Per noi è stato un evento di virtuoso network – ha commentato al termine dei lavori Daniela Donetti (DG Asl Viterbo)-. Perché a partire dalla nostra esperienza territoriale abbiamo voluto coinvolgere altre Asl regionali e altre esperienze italiane per confrontare quanto già realizzato in termini di Centrali operative, di progettualità tecnologiche, di esperienze funzionali ed organizzative sempre ponendo il tema del domicilio. Ci aspetta un percorso di crescita, non solo organizzativo, ma anche culturale, in uno sforzo di uniformazione del linguaggio e di superamento delle particolarità. Per questa motivazione, in seconda abbiamo portato come stimolo alla discussione, il progetto che stiamo realizzando nella nostra Asl dei Pris, i progetti individuali di salute, tramite il quale differenti servizi, dalla Psicologia alla Neurospichiatria infantile, dal Servizio sociale al Serd, fino all’assistenza domiciliare, hanno posto in essere un nuovo modello condiviso di valutazione multidimensionale e di riorganizzazione dell’offerta sulla base dei bisogni di salute”.

All’evento hanno partecipato alcuni tra gli esponenti della sanità italiana, tra cui il Direttore generale di AGENAS, Domenico Mantoan, che ha sottolineato che “sapendo che per quasi vent’anni abbiamo vissuto di continui tagli alla sanità, oggi stiamo assistendo ad un vero rinascimento. La sanità era uscita completamente dall’agenda della politica, ma il Covid ha fatto sì che ci rientrasse prepotentemente. Ora c’è una grande corresponsabilità: da una parte il Pnrr mette i soldi e il governo definisce le risorse per la spesa corrente, dall’altra dovremo creare una cultura diffusa ed un modello organizzativo capace di far ricadere sui territori una visione nuova delle risposte sanitarie, anche creando modelli territoriali in cui la casa sia luogo di paradigma di cure. Dovranno così entrare in campo i direttori generali e di distretto: ma su questo l’esperienza di Viterbo offre già tanti spunti di riflessione per la sua capacità di innovare e offrire risposte vicine ai cittadini”.

Anche Stefano Lorusso (Ministero della Salute), ha sottolineato l’impianto “Nel modello organizzativo che stiamo scrivendo al Ministero stiamo recuperando il ruolo delle Usca e in particolar modo delle Uscovid che sono state creare a Viterbo. Intendiamo quindi mettere a fattor comune tante esperienze d’eccellenza registrate sui territori. In questo senso la presa in carico multidimensionale, l’investimento negli ospedali di comunità, le reti comunitarie dell’assistenza ci porteranno ad una rivisitazione complessiva delle organizzazioni: l’integrazione tra sistemi, strumenti e risorse sarà il miglior modo per creare sul serio le condizioni per cui il domicilio sia primo luogo di cura, sia dal punto di vista clinico che dal punto di vista dei bisogni sociali”.

Tra gli interventi della seconda giornata di lavoro, anche quello di Tiziana Frittelli, che ha condiviso con i presenti alcune riflessioni in relazione Pnrr. “La realizzazione del piano – ha commentato la presidente Federsanità Anci – è condizionata all’applicazione di una serie di riforme per liberare l’Italia da una serie di vincoli burocratici, a partire dalla legge quadro sulla disabilità. In questi anni abbiamo assistito a un sistema di presa in carico sanitaria assistenziale che pur con molti limiti si è dimostrata davvero universalistica, mentre non è così dal punto di vista sociale”.

A concludere il convegno, Maria Donata Bellentani, direttrice dell’ufficio II del ministero della Salute, Direzione e programmazione sanitaria. “È necessario che chi lavora sul territorio – ha chiosato – esca dal contenitore unico, la stratificazione del rischio della popolazione ci dice che possiamo identificare dei target di intervento per azioni mirate. Stiamo lavorando affinché ci sia una linea generale a livello nazionale per la stratificazione ai fini della salute. Dobbiamo chiederci, per esempio, chi è il soggetto fragile, con una valutazione multidimensionale”.

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