Auguri a Diego Armando Maradona! 60 anni di genio e sregolatezza

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“El Pibe de Oro” compie 60 anni. 60 anni travolgenti, scattanti, folkloristici, come i suoi palleggi.
Una vita spericolata, vincente e dolente, vissuta al massimo, fra riscatto sociale e fantasia, genio e sregolatezza.

Diego Armando Maradona, leggenda del calcio argentino e internazionale, ha scritto pagine importanti di storia del calcio, nonostante degli alti e bassi vissuti fuori dal campo.

L’ex attaccante del Napoli è ora costretto a osservare un periodo di isolamento dopo essere stato a diretto contatto con una persona contagiata dal Coronavirus. Almeno per ora, in attesa di ulteriore verifiche, si tratta di una misura presa forma preventiva, ma si rivela ovviamente necessaria in attesa di poter valutare l’evoluzione della sua situazione sul piano clinico.

“Ho due sogni: il primo è giocare ai Mondiali e il secondo è vincerli”. Diceva il bambino piccolo e un po’ tarchiato proveniente dalla periferia di Buenos Aires, da Villa Fiorito
Col suo piede sinistro già faceva sognare. E’ figlio di Don Diego e Dona Tota.

È svelto, fantasioso, un piccolo prodigio che diventa fuoriclasse: con gli Argentinos Juniors esordisce in Prima Divisione dieci giorni prima di compiere 16 anni.

Il calcio lo vive appassionatamente per trascinare al successo un popolo, come un valore identitario, come una sfida con la vita.

Con gli Xeneizes arriva il suo primo titolo in carriera, il Trofeo Metropolitano nel 1981.

Diego sbarca a Barcellona, ma, nonostante 22 reti in 36 presenze nell’arco di due campionati, non riesce ad imporsi .
Vince comunque una Coppa della Liga, una Coppa e una Supercoppa di Spagna. Nel 1984 arriva a Napoli, accolto come un re.

Il giorno della presentazione c’erano quasi 50.000 persone ad aspettarlo: un’ondata d’affetto che neanche in Argentina era riuscito a ricevere. I napoletani lo sentono vicino. Maradona si sente a casa: gioca per regalare un sorriso alla gente povera, che dimentica ogni disgrazia grazie ad un suo tocco di palla. I suoi gol portano il Napoli in alto, a lottare per lo scudetto.

Un cuore grande per una grande città e una squadra che ha bisogno di lui.
Lui sembra un “guaglione” come tanti: riccio, un po’ tozzo, semplice nei modi. “Napule è mille culuri” e lui li rappresenta tutti.

Ferlaino lo ha comprato dal Barça per 13,5 miliardi. Diego diceva:” Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io”.

Solo lui sa palleggiare e conquistare così.
Napoli corre ad abbonarsi (in media, oltre 70mila tessere nelle sette stagioni a seguire).
Sono varie però le foto del Pibe de Oro che lo ritraggono a tavola con presunti esponenti della camorra, attiva a Napoli a metà degli ‘80. Sull’argomento lo stesso campione ha più volte spiegato: «Ero in giro di notte e incontravo queste persone, mi fotografavano; io non chiedevo il passaporto per farmi fotografie, non sapevo fossero camorristi…».

Intanto, nel 1986, in Messico, porta al successo l’Argentina. Cinque gol e cinque assist in sette partite per un mondiale strepitoso. Una rete di mano nella stessa partita in cui salta tutta l’Inghilterra siglando il gol del secolo.

Il più piccolo in campo, ma anche il più grande: nel 1987 porta il Napoli a vincere il suo primo scudetto e la Coppa Italia. El Pibe de Oro è padrone indiscusso del calcio. Nessuno come lui: per carisma, genio e sregolatezza.  In campo Diego è unico.

Per oltre sei anni e mezzo è stato punto di riferimento planetario.

In un calcio tanto lontano dall’odierno, in un Belpaese con ben altre preoccupazioni, rispetto alle paure attuali, El Diego fu simbolo e portabandiera anche della speranza di riscatto; non solo agonistico.

Diego è un uomo che non tace, non si allinea e «ama solo chi lo ama”.

Vince ancora: una Coppa Uefa, una Supercoppa italiana e un altro scudetto, ma la ragnatela di vizi e pericoli che lo circondano lo costringono ad allontanarsi da Napoli.

Non si può prendere come esempio di vita, ma Diego Armando Maradona è comunque un mito calcistico. La natura gli ha dato tutto ciò di cui aveva bisogno per diventare il migliore: un sinistro fatato, un carattere schietto e talvolta impenetrabile e un grande cuore.
Auguri, Diego!

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