Aumentano i decessi per arresto cardiaco durante l’emergenza Covid-19

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OSPEDALE

In tutta Italia, ma soprattutto nelle province/regioni maggiormente colpite dal Covid-19, si ha un aumento esponenziale dei casi di arresto cardiaco: e i motivi sono vari. Tuttavia, viene lanciato un vero e proprio allarme dagli istituti medici, che vedono come “impressionante” tale incremento.

Questo dato si può monitorare con più evidenza nelle province con più contagi (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova), le quali denunciano un aumento degli infarti di quasi il 60% rispetto al periodo febbraio-marzo dello scorso anno (con 133 decessi in più). Tale studio con i dati dei territori sopra citati è stato svolto dai cardiologi del policlinico San Matteo di Pavia e dai soccorritori dell’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (Areu) attraverso il “New England Journal of Medicine”, giornale che ha riportato come primo firmatario l’italiano Enrico Baldi, cardiologo del San Matteo. Sono aumentati invece, più nel dettaglio, del 50% gli arresti cardiaci extra-ospedalieri.

Ma tale aumento viene segnalato anche dai medici spagnoli e statunitensi.

Le motivazioni dell’incremento, oltre che quelle organiche più strettamente ri-collegate ai danni fisici del coronavirus, vengono ricondotte anche a una certa lentezza dei sistemi di soccorso troppo occupati con il virus e dunque alla solitudine dei pazienti, oltre che alla paura di individui con sintomi di recarsi al pronto soccorso e contrarre il virus.

Ma l’aumento più rilevante, da sottolineare, è quello avvenuto a Lodi negli ultimi due mesi: i casi di arresto cardiaco sono qui aumentati del 187%, quasi triplicando quelli dello scorso anno.

Già Ciro Indolfi, presidente della “Società italiana di cardiologia”, aveva avvertito di questo pericolo ad inizio marzo, cioè quando l’epidemia era in fase di nascita; le sue teorie sono solo state confermate dai successivi sviluppi.

 

 

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