Automobilisti, tra rincari e balzelli il portafogli è sempre aperto

Da oggi, domenica 9 giugno contravvenzioni più salate per tutti. Un nuovo balzello affligge milioni di automobilisti italiani

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Un’altra volta, proprio sotto scadenza IMU e TASI (a proposito, signori agricoltori, sappiate: i capannoni agricoli D\10 sono esenti), Stato e comuni fanno cassa a spese degli automobilisti. E’ una vecchia storia, l’unica cosa in comune con ogni genere di governo passato e presente, forse futuro.

Da oggi, domenica 9 giugno contravvenzioni più salate per tutti. Un nuovo balzello affligge milioni di automobilisti italiani. È appena scattato il rincaro delle spese di notifica delle multe stradali recapitate da Poste Italiane: la tariffa ha subìto un aumento del 40 per cento.
Nonostante l’obbligo per gli enti accertatori di notificare gli atti sanzionatori tramite PEC per quanti ne abbiano preso l’indirizzo dopo verifica che il contribuente lo abbia attivato (comunque obbligatorio per imprenditori, professionisti e società commerciali), si continua a praticare la notifica “atti giudiziari mezzo posta” con il risultato che l’importo dovuto per la spedizione dei plichi più diffusi, ovvero quelli con un peso fino a venti grammi, da ora in poi sarà di 9,50 euro anziché di 6,70 euro.

Questo aumento di spese postali del 40% porta all’assurdo che in molti Comuni le spese di accertamento e notifica da pagare insieme alla sanzione arriveranno in questo modo a rasentare i 20 euro. L’effetto è perverso: considerato che per molte violazioni diffuse la sanzione ammonta a 29,40 euro (per es. per i mezzi a due ruote la sanzione “base” è ridotta della metà), in numerosi casi le spese extra andranno quasi a eguagliare l’importo della contravvenzione stessa.

L’aumento dei costi legati alla notifica è l’ultimo di una serie di rincari che quest’anno hanno colpito gli automobilisti in seguito all’adeguamento “ordinario annuale” delle sanzioni amministrative all’inflazione.
Quindi, non solo la notifica “mezzo posta” impegna il destinatario assente dalla dimora a ritirare il plico raccomandato “inesitato” presso gli uffici postali, ma addirittura “per legge” lo costringe pagare oneri postali superiori la sanzione applicata.
Un ottimo esempio di burocrazia all’italiana.

Tutto ciò a seguito di una norma introdotta nel’ultima legge di Bilancio che ha reintrodotto la C.A.N. (controllo avvenuta notifica) in materia di notificazioni di atti giudiziari a mezzo posta dopo che tale passaggio era stato abolito nel 2018. La legge adesso stabilisce che «se il plico non viene consegnato personalmente al destinatario dell’atto, l’operatore postale allora è tenuto ad avvisare quest’ultimo dell’avvenuta notificazione dell’atto per mezzo di una lettera raccomandata “verde”. Poste Italiane perciò è corsa ai ripari e nelle settimane scorse ha annunciato con un avviso pubblicato sul proprio sito la variazione delle condizioni di offerta del servizio relativo all’invio degli atti giudiziari: «Sarà applicato un importo aggiuntivo forfettario pari a 2,70 euro per le spese relative alle comunicazioni di avvenuta notifica e di avvenuto deposito che verranno eventualmente emesse».
Quindi, ecco il perchè dell’aumento.

Se da una parte, l’invio di una “costosa” comunicazione C.A.N. sarebbe a favore del destinatario, la cui mancata ricezione di un atto giudiziario potrebbe danneggiarlo, dall’altra, c’è il vizio della mancata applicazione della notifica telematica via PEC, cui per legge dal 2018 ogni organo di polizia è tenuto.
Ma anche qui di chi è la colpa ?

Stando agli ultimi dati diffusi dall’Agenzia per l’Italia digitale, alla fine del 2018 le caselle Pec registrate in Italia erano solo 9 milioni 837 mila. Molti corpi, tra cui la Polizia stradale, per giunta devono ancora adeguarsi alle nuove modalità di trasmissione.

Allora, quando il destinatario di un Verbale di contravvenzione ha attivato una PEC personale, ma riceve gli atti per via postale, un ricorso al Giudice di Pace per denunciare la mancata osservanza della legge c’è tutto.

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