L'intervista

Bagnoregio: fine mandato per Bigiotti, l’uomo del “modello Civita”

Francesco Bigiotti, sindaco di Bagnoregio, è ormai arrivato alla fine del secondo mandato.

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Civita di Bagnoregio

Francesco Bigiotti, sindaco di Bagnoregio, è ormai arrivato alla fine del secondo mandato. Nonostante per la giunta sia scattato il conto alla rovescia, il primo cittadino uscente annuncia delle novità che potrebbero cambiare l’assetto amministrativo di Bagnoregio: una società pubblica, controllata al 100% dal comune che gestirà tutti i servizi turistici. “Partirà da Civita con l’obiettivo di gestire la provincia intera”, dice il sindaco. Gestirà anche il trasporto pubblico, il cui parco-vetture sta per essere rinnovato grazie a un accordo appena stipulato con una società che fornirà al comune “pulmini elettrici appositamente studiati per i centri storici”. Un progetto ambizioso, ma soprattutto uno strumento che metterà alla prova la nuova amministrazione che sarà scelta per il periodo post-Bigiotti. Un’arma a doppio taglio, se non gestita con oculatezza: potrebbe rappresentare una grande opportunità o, se non seguita a dovere, una gatta da pelare per i nuovi arrivati. Sicuramente chi prenderà le redini della città dovrà vedersela con le problematiche lasciate aperte dall’attuale amministrazione: questioni molto sentite dai cittadini, ancora irrisolte nonostante l’indubbio lavoro fatto per valorizzazione di Civita. C’è chi si sente escluso dal processo virtuoso di crescita turistica e chi invece ha trovato lavoro proprio grazie a quest’ultimo. Sarà curioso vedere quale sarà il futuro del modello Civita: il sistema messo in piedi da Bigiotti per amministrare Bagnoregio facendo leva sulla tematica del “paese che muore”. In questi ultimi giorni del suo secondo mandato lo abbiamo incontrato per parlare di ciò che ha caratterizzato il decennio appena trascorso.

I turisti spesso si chiedono come sia possibile che una meraviglia come Civita sia rimasta semi-sconosciuta per cosi tanti anni. Il boom turistico, infatti, risale al 2015 e in quell’anno lei aveva già sei anni di amministrazione alle spalle. Perché Civita ha cominciato ad attrarre solo a partire dal secondo mandato?

Dei dieci anni di amministrazione i primi cinque sono serviti per mettere le basi e le fondamenta di una struttura, negli ultimi anni se ne sono raccolti i frutti,  in base a una convinzione: partire dalla valorizzazione del territorio inteso come territorio turistico. Eravamo consapevoli di avere a disposizione un patrimonio pregiato, direi unico, ma quasi sconosciuto, perfino a Roma. Il nostro sforzo principale è stato quello di elaborare una complessa operazione di comunicazione per far conoscere la nostra realtà a tutto il mondo, concentrandoci soprattutto sulla formidabile cassa di risonanza costituita dalla capitale. E’ stata una mossa giusta e vincente abbinare la diffusione della specificità di Civita al brand inimitabile di Roma.

Il periodo Bigiotti è stato inevitabilmente segnato dalla fama che Civita ha acquisito oltre i confini della penisola. La domanda che spesso i cittadini si fanno è: l’amministrazione Bigiotti ha determinato o cavalcato il boom turistico di Civita?

Qui parlano i numeri: se nel 2010, all’inizio del primo mandato, in tutti e sei i comuni della Teverina venivano non più 40.000 turisti ogni anno, nel 2018 a Civita sono arrivati un milione di turisti da tutto il mondo. Si parla soprattutto di stranieri: i dati della biglietteria ci dicono che il 50% dei turisti proviene dall’estero e in particolar modo dall’oriente. Evidentemente la comunicazione mirata ha lasciato il segno.

La sua amministrazione ha introdotto il ticket per entrare a Civita. L’anno scorso avete deciso di aumentare il costo facendolo passare da 1,5 a 5 euro. Questo potrebbe ripercuotersi sui consumi e sulla presenza dei turisti?

L’introduzione del biglietto è stata una scelta difficile, non tutti erano convinti. Mi sono imposto sui miei assessori, su alcuni miei consiglieri, su tutta l’opposizione e su metà del paese. Soprattutto i ristoratori, e chi ha attività a Civita, erano convinti che avremmo distrutto il turismo. Io personalmente ero convinto del contrario e ho avuto ragione. Dopo l’introduzione del ticket, in un mese si sono letteralmente raddoppiate le presenze. Questo perché quando paghi una cosa, quest’ultima diventa più preziosa. All’inizio il ticket era di un euro e mezzo, un prezzo simbolico, ma chi veniva lo faceva volentieri e soprattutto voleva sfruttare a fondo ciò per cui aveva pagato. Quindi il turista, invece di fermarsi solo per 1 o 2 ore come in passato, si fermava per 4 o 5 ore perché doveva ammortizzare idealmente e il più possibile quello per cui aveva pagato. Fermandosi più tempo, il turista aveva bisogno del bar, del ristorante, un bene per le attività commerciali, che hanno registrato un incremento. Per un amministratore sono tre gli obiettivi: l’occupazione, i servizi, la diminuzione della pressione fiscale. Senza il ticket saremmo andati in default. Così è stato il contrario. Economicamente abbiamo messo a sistema il turismo.

Come vengono spesi i soldi del ticket?

Grazie agli incassi del ticket Bagnoregio è il comune in Italia che vanta la minore pressione fiscale comunale. Tutte le tasse che entrano a discrezionalità del sindaco e della giunta sono state abolite. Qualcuno dice che paga l’immondizia e l’acqua, ma quelle non sono tasse: sono tariffe che la legge impone. Le tasse sono la TASI e le addizionali IRPEF. L’IMU sulla seconda casa è al minimo solo perché la legge non ci consente di abolirla definitivamente. Le mense qui sono gratuite, lo scuolabus anche. Molti servizi bisogna ancora svilupparli bene, ma siamo sulla buona strada. Per fare un esempio, un portatore di handicap fino a qualche anno fa non sarebbe potuto salire a Civita, adesso c’è il servizio della Croce Rossa da noi finanziato grazie al quale abbiamo abbattuto le barriere architettoniche. Investiamo sulla scuola pubblica e, per la sanità, abbiamo realizzato il consultorio distrettuale e aperto la Casa della Salute con i contributi della Regione. Il ponte di Civita bisogna monitorarlo e consolidarlo, tutti i giorni mandiamo verifiche.

Una volta finito il secondo mandato, quali sono i suoi piani per il futuro?

Se mi verrà chiesto, continuerò a dare una mano alla prossima amministrazione che spero sarà in continuità con l’attuale, perché c’è ancora da raccogliere alcuni frutti di ciò che è stato seminato. Bisognerà insistere sui servizi che mancano. Stiamo lavorando per far diventare Bagnoregio centrale anche per Orvieto, Bolsena, Montefiascone, Viterbo e per tutto il resto della provincia. Ci stanno chiamando molti sindaci e gestori dei siti più importanti, da Bomarzo a Caprarola. Anche con la nuova società che sta per nascere, e che gestirà tutti i servizi turistici, Bagnoregio assumerà sempre di più un ruolo guida per un largo territorio e c’è chi studia il nostro modello, il modello Civita, anche all’estero.

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