Una pioggia di soldi? Non proprio. Le condizionalità sono piuttosto stringenti, tutti i dettagli dell'accordo raggiunto nella notte

Bene l’impegno, ma attenzione ai trionfalismi: tutto quello che c’è da sapere sul Recovery Fund

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92 ore, questa la durata della sfiancante trattativa che ha tenuto banco in tutta l’Ue da venerdì all’alba di stamattina. Il Recovery Fund, obiettivo di Giuseppe Conte e, soprattutto, dell’asse franco-tedesca è passato, anche se leggermente ridimensionato per ammansire gli ormai celebri “frugali” (Austria, Svezia, Olanda e Danimarca). 1.074 i miliardi destinati al quadro finanziario pluriennale e 750 quelli per il Recovery Fund.

Per quanto riguarda i sussidi, dai 500 miliardi proposti si è scesi a a 390 miliardi di euro. Esattamente 10 sotto alla linea rossa fissata da Francia e Germania, ossia 400 miliardi. Ai più, ingannati anche dai trionfalismi di Cinque Stelle e Pd, leggendo queste cifre verrebbe da pensare ad una montagna di soldi, ma (purtroppo) non è affatto così.

Tralasciando volutamente la ripartizione totale, parleremo solo della fetta che spetta all’Italia: 209 sui 750 miliardi complessivi del piano, quasi il 28%. Ma attenzione, di questi 209 ben 127 sono sotto forma di prestiti, il 60% arriverà quindi tramite finanziamenti. Tutto questo vuol dire che questi soldi dovranno essere restituiti, ci saranno sicuramente tassi e prospettive “morbide”, ma andranno assolutamente restituiti.

Il resto della somma è catalogata sotto la voce “a fondo perduto”, peccato che però sia (logicamente) esigua. E qui arrivano i problemi. Ad oggi l’Unione non dispone di risorse sufficienti da poter iniettare immediatamente liquidità, per questo si dovrà rivolgere ai mercati e, verosimilmente, emetterà titoli che poi, presto o tardi, andranno rimborsati. L’Italia in tutto ciò sarebbe nuovamente in balia della volontà di tutti gli Stati membri: L’Ue dovrà scegliere se ricorrere ai contributi degli Stati membri oppure ricorrere a nuove tasse. Se per quanto riguarda la seconda ipotesi siamo tutti convinti che sia una follia, per la prima serve un’analisi leggermente più accurata. Il nostro Paese da anni versa più di quanto riceve (mediamente 5 miliardi annui) ed il differenziale potrebbe quindi ridursi, nella peggiore delle ipotesi – estremamente difficile ma non impossibile – azzerarsi.

Infine l’ultima parte, quella che ha fatto tuonare rabbioso Matteo Salvini: le riforme. Esatto, le esigue risorse a fondo perduto, oltre ad essere vincolate economicamente, saranno vincolate anche a delle riforme “che uno Stato membro si impegnerà a porre in essere”. In particolare “per quanto riguarda i criteri della coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese”. E poi ancora “assicurare una riduzione in termini nominali della spesa pubblica primaria netta dello 0,1% nel 2020”, “utilizzare entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil” ed infine “non tralasciare un ulteriore giro di vite sul sistema previdenziale, al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica”.

E’ tutto? Certo che no. La Commissione infatti, ricevuto il piano delle riforme, avrà due mesi per esprimersi, ma (ecco la fregatura) un giudizio potrà anche essere espresso dagli altri Stati membri che, qualora riuscissero a mettere insieme una maggioranza qualificata, potrebbero bocciarlo. In sintesi, questi soldi – che già arriveranno, è bene ribadirlo, a rate e nella pimavera del 2021 –  dovranno essere spesi solo ed esclusivamente dove e come sarà deciso da tutta l’UE. In pratica un vero e proprio commissariamento, volevamo evitare la Troika ed invece ecco qua che sua sorella ancor più brutta è pronta ad avvinghiarci.

Ora alla luce di questo va detto che sì, l’impegno di Conte è stato tanto, ma il risultato non è nient’altro che la più classica delle “vittorie di Pirro”. I trionfalismi alla Toninelli quindi vanno inseriti nella lista degli sfottò da stadio, l’Europa poteva e doveva fare di più per aiutarci. Ricordiamoci che a settembre le Pmi e le partite Iva saranno duramente colpite, noi ancora stiamo aspettando che ci vengano dati soldi che, fino a prova contraria, sono i nostri e che dietro l’angolo non esita a schiodarsi il Mes.

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