Sui social monta la rabbia e l'ilarità per la mozione approvata in Consiglio comunale dal Partito Democratico

“Bollino antifascista” a Vallerano, non si fermano le polemiche sulla scelta del Comune

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vallerano
Uno scorcio di Vallerano

Il famigerato “bollino antifascista” approvato dal Pd valleranese in Consiglio comunale sta facendo molto discutere sul web e non solo.

Il comune cimino è il primo della Tuscia ad approvare una proposta simile, per questo la notizia dell’approvazione ha fatto molto discutere sin da subito. Sul web sono molteplici i commenti di chi parla di “legge liberticida”, c’è addirittura chi propone di boicottare le sagre e gli eventi valleranesi. Insomma, la scelta del sindaco Adelio Gregori di approvare la proposta avanzata da Gianluca Gregori di Rifondazione Comunista rischia di diventare un’arma a doppio taglio.

Ovviamente i più toccati dalla vicenda sono stati i consiglieri d’opposizione di Fratelli d’Italia, che non hanno escluso di passare per vie legali al fine di bloccare tutto. Jacopo

jacopo polidori
Jacopo Polidori

Polidori, capogruppo di FdI in Consiglio, ha dichiarato: “Vallerano ha fatto un salto indietro nel tempo davvero anacronistico e imbarazzante, diventando un paese fortemente condizionato da una ideologia gretta e retrograda, fuori dal tempo e dalla storia. Vi promettiamo che cercheremo di cambiare le cose con tutte le nostre forze, ridonando al nostro paese il suo antico splendore”.

Il commissario di Forza Italia Vetralla, Gennaro Giardino

Anche Gennaro Giardino, commissario di Forza Italia a Vetralla, ha commentato la vicenda: “Comunisti che applicano leggi dittatoriali. Io invece vieterei che un comunista possa fare l’amministratore comunale perché questo è esempio di una

vera dittatura. Valleranesi, sveglia! Mandate a casa questi soggetti che applicano mozioni dittatoriali!”

Non poteva mancare la pungente risposta di CasaPound Viterbo, Ervin di Maulo, portavoce della tartaruga frecciata nel viterbese, ha affermato in un comunicato: “Quello che sta avvenendo in diversi Comuni italiani, a guida centrosinistra, ha del paradossale. In barba a dei veri principi costituzionali, sanciti

Ervin Di Maulo

dall’ art 2 e dall’art 21, si sta obbligando cittadini ed associazioni a sottoscrivere una dichiarazione di “antifascismo” per ottenere spazi pubblici”.

Tutto questo lo si fa, ignorantemente, appellandosi alla Costituzione, la quale parla di fascismo solo in una sua disposizione transitoria e finale in cui vieta la ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista. Su questo vigila la magistratura attraverso delle leggi ad hoc del codice penale. Per inciso, la Legge non vieta ai fascisti di fare politica. Basti pensare che il Movimento Sociale Italiano, erede diretto della RSI è stato in Parlamento per decenni senza essere sciolto, così come il movimento di cui faccio parte esiste dal 2003 senza che mai un giudice abbia sentenziato in merito. Appare chiaro quindi, che queste mozioni e queste richieste non siano affatto basate su di un principio universale (l’antifascismo non è nemmeno un principio costituzionale figuriamoci universale) ma su di un pretesto ideologico ed arbitrario”.

“Il fatto – prosegue Di Maulo – che per più di 70 anni nessuno si sia mai sognato di richiedere in Italia il “certificato di antifascismo” dovrebbe far capire a tutti come stiano veramente le cose. Solo oggi questo capriccio viene sbandierato da una sinistra in caduta libera ed in vertiginosa perdita di consenso, sempre più staccata dai bisogni degli italiani. Un capriccio a cui aggrapparsi nel vuoto più cosmico, nulla di più, non suffragato da alcun principio superiore”.

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