Boris Johnson ricoverato per coronavirus. Ora attenda l’immunità

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E’ ancora lui, il primo ministro inglese Boris Johnson, al centro della cronaca sanitaria britannica: nella notte è infatti stato ricoverato per dei “test di routine” sul coronavirus che lo ha colpito dieci giorni fa, al Saint Thomas.

In un tweet pubblico ha tenuto a sottolineare il fatto che “E’ di buon umore e pronto a combattere per la salute di tutti”. Ma i fatti non raccontano esattamente questo, e la dinamica pare un po’ diversa.

Nonostante sia passata più di una settimana, infatti, il premier inglese non mostra alcun segno di miglioramento e anzi continua a evidenziare una febbre alta che non accenna ad andarsene, accompagnata a una tosse perpetua. Addirittura pare che Sir Johnson dovrà passare un’altra notte in ospedale sotto osservazione. Alcune testate russe avrebbero persino insinuato che il governatore starebbe facendo uso di ventilatori polmonari, voci subito smentite, seppur sia stato confermato il fatto che tali sintomi possano evolversi in una più seria polmonite.

La preoccupazione, per quanto lo voglia nascondere, è sicuramente alta e si fa più forte ogni giorno: proprio colui che parlava di “immunità di gregge” è ora duramente colpito nell’organismo dal virus tanto sottovalutato; lui e, probabilmente, anche la sua famiglia. Infatti la moglie Carrie Symonds, tra l’altro incinta di sei mesi, comincerebbe a mostrare i primi sintomi e quindi sarebbe altrettanto in pericolo.

Ma sono davvero necessarie le cure? Non sarebbe meglio lasciare che la natura faccia il suo corso? Non potrebbe permettere all’immunità di svilupparsi in modo autonomo? A quanto pare il “coerente” premier britannico sta rinnegando con totale leggerezza le sue pesanti parole di non più di un mese fa, e il fatto che non sia mai tornato su di esse ammettendo il suo errore, ma anzi stia continuando a parlare di “buon umore” in relazione al virus ridimensionandone la gravità, dimostra una totale incapacità di comprendere i propri limiti.

 

 

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