Buon anno con l’arte. Giorgio Vasari, il fondatore della storia dell’arte

161

Il Covid ci incalza in tanti modi: fa chiudere le nostre attività economiche e fa stare noi chiusi in casa.
Sfortunatamente il cordone sanitario assedia anche la nostra maggiore risorsa: gli immensi tesori artistici italiani, quelli che ogni anno richiamano nel Bel Paese milioni di turisti desiderosi di vedere da vicino ciò che noi quotidianamente abbiamo a portata di mano.
La circostanza è buona per ricordare una figura che ha contribuito in modo determinate alla conoscenza del nostro più grande patrimonio, dentro e fuori l’Italia.
Giorgio Vasari (nato ad Arezzo il 30 luglio 1511 e morto a Firenze il 27 giugno 1574) è universalmente considerato il fondatore di quello straordinario ibrido che è la “storia dell’arte”. All’apparenza un ossimoro: l’oggettività analitica del metodo storiografico coniugata alla senso-percettività dell’interpretazione (e valutazione) dell’opera d’arte. Il merito storico del Vasari è quello di aver posto le fondamenta di tale siffatta trans-disciplina; quella incaricata di colmare la distanza fra l’artista e il fruitore dell’opera d’arte. Una distanza mai superabile senza solide competenze storiografiche unite alla capacità di catturare il “logos” dell’opera d’arte, implicato nelle sottili strategie cromatiche, formali, materiche e concettuali degli artisti.

Giorgio Vasari ha realizzato questa unificazione, come risulta dalla sua opera più famosa: la celeberrima “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”; solitamente abbreviata in “le vite”, edita in due pubblicazioni: quella del 1550 e quella, ampliata e revisionata, del 1568.
In sostanza una “summa” delle attività dei maggiori artisti dal medioevo al Rinascimento italiano, comprendente i due elementi fondativi della nascente disciplina della storia dell’arte: il profilo biografico e quello estetico-critico. A tale riguardo è utile richiamare che Vasari era esso stesso pittore e architetto; tra le sue opere maggiori la realizzazione della Galleria degli Uffizi di Firenze; uno dei maggiori gioielli mondiali.
La filologia posteriore ha rilevato alcuni errori nelle ricostruzioni vasariane, dovute probabilmente al fatto che le fonti sue contemporanee non potevano godere della valenza certificativa riconosciuta dalla storiografia contemporanea. Al tempo del Vasari erano necessari lunghi e difficili viaggi e sopralluoghi e finzione e aneddotica fantasiosa erano presenze normali nell’oralità e nella letteratura dell’epoca.
Malgrado questo, l’imprinting vasariano ha attraversato i secoli successivi ed è perfettamente riconoscibile anche negli storico-critici contemporanei.
Un’altra importante opera vasariana, ingiustamente considerata accessoria, è il “Libro de’ disegni”, un’impresa gigantesca, organizzata come un catalogo formato da svariati grandi volumi, che raccoglie quasi duemila schizzi, disegni e particolari (sia in “recto” che in “verso”; talvolta da lui stesso decorati) realizzati dalla grande maggioranza degli artisti raccontati nelle “vite”, che Vasari raccolse, catalogò e utilizzò come materiale documentale. Un tesoro immenso.

Nel ‘400 e ‘500 schizzi e disegni preparatori erano documenti preziosi e molto ricercati, che circolavano negli ambienti artistici, come materiali di studio e per orientare la committenza.
Sfortunatamente il Libro de’ disegni è andato disperso, venduto e rivenduto da improvvidi collezionisti delle epoche successive.

Anche la biografia del Vasari è un catalogo di vicissitudini, trascorsa tra viaggi (molti dei quali fatti alla ricerca delle fonti documentali), benessere e miseria, crisi spirituali e affermazioni; tra potenti protettori e altri caduti in disgrazia.
Una biografia che è uno dei nostri più luminosi tratti identitari.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui