Burioni prima semina il panico e poi vende a peso d’oro le consulenze anti-covid

Un'inchiesta dell'Espresso porta alla luce il paradosso evidenziato già un mese fa da Paolo Bianchini (Movimento Imprese Ospitalità)

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Tra imprenditori sul lastrico, dipendenti licenziati e titolari di aziende che si suicidano, il coronavirus sta dispiegando i suoi effetti drammatici in tanti altri ambiti, oltre che quello sanitario.
L’emergenza covid, nella fase 3 appena cominciata, si sta chiaramente spostando sul piano economico, e sono in tanti a soffrire le conseguenze di oltre due mesi di restrizioni.
La pandemia, insomma, è stata una vera e propria maledizione.
Per molti ma non per tutti.
Nel pieno di una crisi a livello mondiale, infatti, c’è anche chi è riuscito a trarre affari milionari da una simile situazione.
E’ il caso, in primis, di uno dei volti televisivi che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi tempi perchè onnipresente ovunque: il virologo Burioni.
Un’inchiesta dell’Espresso di giovedì scorso mette in luce le sue consulenze d’oro per aziende e noti brand, pronti a sborsare decine di migliaia di euro per mettere in sicurezza le loro imprese.
Un dato su tutti rende chiaramente le proporzioni di questo business milionario: i 33.000 euro pagati a Burioni dalla Ferrari per le sue prestazioni.
Si tratta di una cifra che evidenzia, in maniera netta, come l’emergenza abbia una duplice chiave di lettura: da una parte ci sono le aziende, vessate da restrizioni, misure di sicurezza, imposizioni al limite del surreale, dall’altra gli esperti incaricati di fornire le indicazioni da rispettare.
Gli stessi esperti che poi vendono le loro consulenze a peso d’oro.
Un sistema diabolico, insomma, che rischia di schiacciare, sotto il peso di costi insopportabili, migliaia di attività: bar, ristoranti, negozi, costretti ad introdurre le disposizioni a spese loro e gravati da multe salatissime se qualche regola non viene rispettata.
Una distorsione evidente, denunciata, a chiare lettere, anche da Paolo Bianchini (Movimento Imprese Ospitalità).

“È dal 4 maggio che denunciamo l’evidente conflitto di interessi del virologo Burioni, che da una parte lanciava allarmi sul pericolo Coronavirus e, dall’altra, intascava sostanziose consulenze per mettere in sicurezza le imprese.

Il presidente di Fipe, Stoppani, anziché ascoltarci, usava le parole di Burioni come una clava, per colpire e affondare il settore che avrebbe dovuto tutelare.
Oggi anche l’Espresso evidenzia il business del professor Burioni e del suo socio e il presidente Stoppani dovrebbe dimettersi immediatamente.

La posizione della Fipe, prona a Burioni e al Governo, ha, infatti, dato il colpo di grazia a un comparto già duramente provato dal blocco dell’attività.

Il Governo, in concreto, non ha mosso un dito, non ha dato un euro di liquidità e ha voltato le spalle a uno dei motori del Paese, quale è l’Ospitalità nel suo complesso, con la complicità della Fipe a guida Stoppani”.

L’auspicio  è che la parte sana della Fipe, quella che ha ben compreso gli errori di Stoppani, sfiduci subito il Presidente, costringendolo a un passo indietro.
Per salvare il settore, c’è bisogno di unità e noi siamo pronti a far fronte comune con la Fipe, ma soltanto dopo la necessaria uscita di scena di Stoppani”.

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