Bus turistici a supporto di quelli scolastici: una soluzione troppo semplice per evitare gli assembramenti?

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Il nuovo dpcm, con lo stop alle gite scolastiche, ha assestato il colpo definitivo al settore degli autobus turistici, in piena crisi.

Solo in provincia di Viterbo i numeri sono più che preoccupanti: trenta aziende per circa 600 dipendenti.

Attualmente più della metà sono in cassa integrazione e, nonostante una lieve ripresa estiva, il comparto, che vive soprattutto di presenza straniere, rischia di crollare inesorabilmente.

Una soluzione, richiesta a gran voce, potrebbe essere quella dell’utilizzo dei mezzi come supporto al servizio di trasporto scolastico.

In molti, anche in ambito politico, hanno prospettato l’utilità di quest’ipotesi.

Tra questi la vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Alessandra Gallone:

“I mezzi di trasporto pubblici presi d’assalto da studenti e lavoratori possono diventare dei veri e propri cluster naturali per la trasmissione del covid.

È quanto mai urgente quindi che il governo risolva una situazione che può esplodere da un momento all’altro.

Aumentare il numero dei mezzi di trasporto è l’unica soluzione per garantire la sicurezza degli studenti e dei lavoratori che ogni giorno sono costretti a viaggiare”.

“La soluzione è semplice: realizzare un patto di collaborazione tra trasporto pubblico e bus turistici e privati, che potranno essere utilizzati per migliorare le condizioni di viaggio di milioni di utenti.

Un comparto, quello dei privati con mezzi nuovi e disponibili, che tra l’altro è stato messo definitivamente in ginocchio dall’ultimo Dpcm che vieta le gite”.

Due piccioni con una fava, insomma.

Forse però, proprio per questo, si tratta di una soluzione troppo facile da adottare per un Governo alla ricerca spasmodica di lacci burocratici e cavilli in grado di frenare qualsiasi tentativo di ripresa.

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