Cantiere sotto indagine, una vicenda complicata

Cinque indagati (tra cui un assessore e due dirigenti comunali), due sequestri, due dissequestri, vari consulenti, la soprintendenza, difformità, irregolarità procedurali: indagini complesse e non concluse.

535
In alto il fabbricato vista lago, in basso a sinistra il costruttore e assessore di Montefiascone indagato Massimo Ceccarelli, a destra il suo avvocato difensore Enrico Valentini

Il ricorso della procura sul dissequestro del cantiere dell’assessore Massimo Ceccarelli in via Bertina è del 29 maggio scorso. Il sostituto procuratore Franco Pacifici ha chiesto alla Cassazione di annullare la decisione del tribunale del riesame che 21 giorni prima aveva detto di togliere i sigilli al fabbricato oggetto di due sequestri e di altrettanti dissequestri. In merito sono indagati in cinque: l’assessore/imprenditore edile Massimo Ceccarelli, il dirigente del settore Urbanistica di Montefiascone Angelo Cecchetti, la proprietaria della villa in costruzione, due architetti progettisti (uno dirige i lavori).

Inizio delle indagini. I relativi lavori, il progetto e le pratiche varie (permessi comunali e a costruire, e altro) sono sotto la lente di ingrandimento del pm Pacifici da quando il 4 giugno del 2018 i carabinieri forestali di Montefiascone inviano alla procura un’informativa di reato: in via Bertina era stato realizzato un fabbricato parzialmente fuori terraper circa un metro e mezzo, con un aumento di volumetria in difformità dal permesso di costruire numero 21 dell’11 dicembre 2017, rilasciato in variante sostanziale del permesso di costruire numero 12 del 2015. Dopo la richiesta del pm, il giudice per le indagini preliminari con decreto del 26 luglio 2018 ha disposto il sequestro preventivo, poiché il piano interrato costituiva difformità penalmente rilevante essendo l’immobile collocato in zona sottoposta a vincolo paesaggistico.

Ma il 24 agosto successivo arriva l’impugnazione del provvedimento di sequestro fatta da Ceccarelli e dal direttore dei lavori: nell’udienza, Pacifici chiedeva di dissequestrare il cantiere convinto da una relazione di un geometra incaricato dal Comune. A questo punto il tribunale del riesame accoglie e dissequestra.

Forestali alla carica. Ma i carabinieri forestali, in qualità di polizia giudiziaria, si studiano la carta tecnica regionale e il 10 settembre 2018 evidenziano difformità altimetriche, che comportavano un aumento di cubatura anche nel possibile e successivo reinterro: le variazioni prospettiche riscontrate avrebbero inficiato il nulla osta paesaggistico.

Qui entra in gioco il dirigente comunale Cecchetti che il 17 settembre manda una nota con cui asseriva che quanto rilevato dai forestali non modificava la valutazione globale dell’intervento, e il corpo di fabbrica si attestava a una quota tale che poteva considerarsi realizzato “più o meno correttamente”. Sentito il 25 settembre dai forestali, Cecchetti ribadiva che le difformità non influivano sulla regolarità della costruzione. Il 19 ottobre il pm dà incarico a un geometra che fa il rilievo topografico col satellite. Il 31 gennaio 2019 il consulente ispeziona i luoghi. E il 28 febbraio successivo deposita la sua relazione con cui riferisce con ragionevole certezza che il progetto era viziato.

Sempre il 28 febbraio, un funzionario della soprintendenza di Roma e istruttore della pratica del progetto, dichiara di aver riscontrato che quanto realizzato era difforme da quanto autorizzato, evidenziando che la quota d’imposta del piano terra e dell’altezza del muro di recinzione non erano conformi. Da qui, il nuovo sequestro del 5 aprile 2019.

Secondo dissequestro e ricorso del pm in Cassazione. Il 17 aprile 2019 le parti in causa impugnano il secondo sequestro e il riesame il 13 maggio annulla tutto e fa togliere i sigilli. Ma Pacifici non ci sta. Il 23 maggio la soprintendenza fa un sopralluogo sul cantiere e l’indomani trasmette delle osservazioni che convincono il pm a ricorrere in Cassazione: “(…) una forte difformità tra le altezze rappresentate in progetto per l’intero fabbricato e le strutture edificate, con la conseguenza rilevante e sostanziale che, rispetto al piano di campagna e alla quota stradale, l’intera costruzione risulta ben più elevata con un evidente potenziale incremento di impatto paesaggistico sull’intero contesto”. Quindi, il consulente tecnico di ufficio deposita altri chiarimenti sul provvedimento del riesame. Il 29 maggio Pacifici ricorre in Cassazione.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui