Caos Talete: “Sindaco di Viterbo e presidente Provincia spieghino!”

Il comitato Non ce la beviamo continua la guerra contro la società di gestione dell’acqua

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comitato non la beviamo
Il comitato non ce la beviamo

Sindaco di Viterbo e presidente della Provincia spieghino pubblicamente le vicende della Talete: assunzioni poco chiare, bollette pazze, ricapitalizzazione della società e molto altro. Lo chiede a gran voce il Comitato Non ce la beviamo.

“Dopo le ultime dichiarazioni del presidente di Talete Andrea Bossola in cui si chiede la ricapitalizzazione della Talete spa da parte dei Comuni o l’entrata di soci privati, domandiamo un confronto pubblico con il presidente di Talete, e con gli azionisti della società – dicono dal comitato per l’acqua pubblica -. In presenza di una gestione disastrosa del servizio idrico non possiamo permettere che i sindaci insieme al presidente del consiglio di amministrazione, decidano le sorti di un servizio pubblico così importante per i cittadini all’interno di un’assemblea dei soci, peraltro poco partecipata tanto da non raggiungere spesso il numero legale”.

Dal comitato sanno “perfettamente che la richiesta di ricapitalizzazione della società da parte dei Comuni è solo il pretesto per portare a compimento la privatizzazione del servizio idrico già decisa e sottoscritta in tempi non sospetti, all’articolo 11 della convenzione di gestione. E’ questo un progetto che viene da lontano con la complicità di tutti quei sindaci che, rispondendo a ordini di partito e gestendo con vergognose logiche clientelari (vedasi assunzioni), hanno estromesso i cittadini dalle decisioni sui beni comuni come l’acqua relegandole a una spa. Questo tipo di scelte non possono essere effettuate al di fuori dei previsti luoghi istituzionali e del regolare iter democratico, che in questo caso coinvolgerebbe la preventiva discussione in tutti i consigli comunali e in pubbliche assemblee”.

E ancora: “Il presidente Bossola, quindi, si limiti a rispondere ai tanti disagi che i cittadini devono quotidianamente affrontare a causa di carenza e incapacità organizzativa, anche nel rispetto della carta dei servizi, della gestione: ai frequenti errori nella fatturazione delle bollette, alle difficoltà da parte degli utenti nel contattare la società, ai distacchi non dovuti, ai continui aumenti di tariffe che la società impone senza fornire servizi adeguati e senza effettuare investimenti sulla rete. E insieme ai sindaci faccia chiarezza sui 35 milioni di finanziamento chiesti ad Arera (l’autorità di vigilanza del settore, ndr) e non ancora erogati a fronte dei quali è scattato già da gennaio 2019 l’aumento delle bollette; sull’assunzione di nuovi dipendenti quando la situazione debitoria della società non permette neanche il regolare pagamento degli stipendi dei altri lavoratori; sulle modalità di reclutamento del personale, considerato che non è stato pubblicizzato il concorso, che non è uscita una graduatoria ufficiale e che, da notizie pubblicate sui giornali si tratterebbe di personaggi vicini alla politica locale; sulla potabilità dell’acqua ancora molto precaria, visto che è notizia di oggi l’ordinanza di non potabilità in una vasta zona del capoluogo”.

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