Il centrodestra sta giocando un ruolo fondamentale nella creazione del possibile Governo guidato da Mario Draghi. A molti potrebbe sembrare che i tre partiti della coalizione si siano spaccati, eppure potrebbe non essere così. Ecco perché

Capire il centrodestra

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Il centrodestra, a differenza del centrosinistra, in questo decennio non aveva mai presentato fratture a livello politico. Perlomeno fino alla settimana scorsa, quando Berlusconi e Salvini hanno annunciato che i loro due partiti, Forza Italia e Lega, voteranno la fiducia al Premier incaricato Mario Draghi. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha invece dichiarato che lei ed il suo partito se ne resteranno all’opposizione. Quella che a molti potrebbe sembrare una spaccatura difficile da ricucire, assume sempre di più i connotati di una mossa politica condivisa a tutti gli effetti dalla coalizione.

Silvio Berlusconi ed Antonio Tajani

Partiamo da Forza Italia, il polo liberale della formazione. Silvio Berlusconi ed Antonio Tajani non hanno mai nascosto la loro simpatia per Mario Draghi, per questo era facilmente prevedibile un ingresso di FI nella nuova maggioranza che l’ex numero uno della Bce sta cercando di creare. Tajani, data l’assenza di Berlusconi, ha già presentato a Draghi le sue proposte per il Recovery Fund e per la campagna vaccinale. Tra i forzisti e quello che potrebbe essere il nuovo Presidente del Consiglio c’è un feeling ideologico, essendo Draghi un socialista liberale, per questo progetti come la flat tax potrebbero vedere luce, realizzando uno dei punti di forza della campagna elettorale dei berluscones. Gli elettori di Forza Italia, a bocca asciutta da moltissimi anni, chiedevano a gran voce ai vertici del partito di “puntare i piedi” al fine di lasciare i margini dell’alleanza e tornare a ricoprire un ruolo di primo piano. Per il momento i sondaggi sembrano premiare questa scelta, ma è ancora troppo presto per fare valutazioni concrete.

Matteo Salvini con Claudio Borghi (a sx) ed Alberto Bagnai (a dx)

Molto più complesso analizzare le mosse della Lega, da molti considerata l’ala sovranista della coalizione. Matteo Salvini, costretto a gestire il partito tra tre fuochi (Giancarlo Giorgetti, europeista dichiarato, Alberto Bagnai, euroscettico, e Claudio Borghi, anche lui euroscettico ma vicino a posizioni liberali), ora sembra aver effettuato una clamorosa inversione ad U sull’euro e sulla Ue. Ma considerare quella di Salvini una giravolta con l’obiettivo di accaparrarsi qualche posto al Governo è un ragionamento superficiale. La Lega, come noto, vanta un bacino di consensi invidiabile al Nord, soprattutto tra gli industriali. Proprio quegli industriali che vedono Mario Draghi come il “salvatore della Patria” capace di rilanciare l’economia italiana. Ma non è solo una questione meramente elettorale, dietro l’appoggio di Salvini e della Lega a Draghi si nasconde una strategia che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe portare Mattarella a sciogliere le Camere: entrando in maggioranza, la Lega metterebbe in seria difficoltà Pd e 5S, i quali si troverebbero a dare spiegazioni al loro elettorato, sempre più risicato. Con i pentastellati all’opposizione ed il Pd in maggioranza, il

Giancarlo Giorgetti, sullo sfondo Matteo Salvini

ruolo della Lega diventerebbe cruciale dato che, senza i voti dei suoi parlamentari, il destino del Governo sarebbe segnato. Salvini da un lato diventerebbe perciò l’ago della bilancia e, allo stesso tempo, dall’altro potrebbe annientare definitivamente i dem ed i grillini. Ovviamente, essendo quello della Lega un ruolo da protagonista, Salvini potrebbe avanzare le proprie proposte e, chissà, riuscire anche a portare a casa qualche risultato (oltre a piazzare qualcuno dei suoi nei Ministeri). In tutto questo va considerato anche che Mario Draghi potrebbe legittimare la Lega di fronte alle istituzioni europee, rimaste fino ad ora molto diffidenti nei confronti del partito.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia

Più facile, infine, comprendere la posizione di Fratelli d’Italia, frangia più a destra dell’alleanza. Giorgia Meloni, forse galvanizzata dai sondaggi, ha annunciato che non voterà la fiducia a Mario Draghi. La scelta di FdI è innanzitutto coerente, ma anche astuta. I parlamentari e gli esponenti meloniani hanno da sempre criticato i cosiddetti “Governi tecnici”, andare quindi a sostenerne uno avrebbe mandato in tilt gli elettori. E poi, in questo momento, con il partito in crescita, andare al Governo con il rischio che le cose possano non andare secondo i piani sarebbe stato molto rischioso. Restando all’opposizione, la Meloni avrà la possibilità di accrescere i propri consensi e preparare meticolosamente la sua squadra alle elezioni. Considerando che saranno abbastanza improbabili eventuali attacchi a Lega e Forza Italia, la leader di FdI potrà anche cercare di delegittimare sempre di più il Pd, terrorizzato dalle urne.

Insomma, capire il centrodestra non è facile. In questo strano gioco delle parti, la Meloni sembra voler seguire le orme del Salvini duro, puro ed euroscettico di tre anni fa e Salvini quelle del Berlusconi liberale e visionario di 15 anni fa. Il Cavaliere, dal canto suo, punta ad un “risarcimento politico” per tutte le turbolenze legali passate dopo la caduta del suo ultimo Governo. Magari un posto come senatore a vita o, addirittura, come Presidente della Repubblica. Quello che è certo è che, dopo 10 lunghissimi anni, il centrodestra è tornato a giocare un ruolo di fondamentale importanza nella politica italiana. Bisogna tuttavia prestare massima attenzione perché stare al Governo può portare notevoli benefici, ma anche innumerevoli danni.

 

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