Caporalato nella Tuscia, episodi di violenza e pestaggi. Procura e forze dell’ordine in allarme!

Ieri il procuratore capo Auriemma e il comandante dei carabinieri Antonazzo hanno spiegato le misure contro il fenomeno

112
Il comandante dei carabinieri Andrea Antonazzo e il capo procuratore Paolo Auriemma

Tre episodi di caporalato in pochi giorni, che hanno prodotto cinque arresti. Sfruttamento del lavoro di gente estremamente bisognosa e che sono declinati addirittura in sequestro e botte da orbi. Quindi, anche tanta violenza.

Il capo della Procura Paolo Auriemma non è preoccupato “oltremodo” per un fenomeno che nella Tuscia “non è esagerato” ma – per dirla con le parole del comandante dei carabinieri Andrea Antonazzo – in territorio “con tante piccolissime imprese agricole” come la provincia di Viterbo mettere un freno a questi fatti è una delle priorità della pubblica sicurezza.

Ieri mattina di questo e dei casi specifici di caporalato o presunto tale si è parlato nella conferenza indetta in Procura da Auriemma. Tre stranieri sono stati arrestati l’altro ieri a Gallese per sequestro e lesioni contro un lavoratore sfruttato (è alto il sospetto che tutto abbia origine dallo sfruttamento del lavoro).

Ieri è stata la volta di un pastore di Viterbo. Il tutto nel quadro dell’attività di repressione della procura contro i fenomeni di caporalato e sfruttamento del lavoro. Soprattutto di non italiani in stato di elevato bisogno. E poco più di due settimane fa fu arrestato un altro piccolo imprenditore, un falegname di Acquapendente, che secondo la pubblica accusa costringeva dei lavoratori immigrati a lavorare nei boschi per pochi spiccioli.

Episodio uno. Pestaggio a Gallese di un bracciante agricolo che si lamenta per essere sfruttato al lavoro da un imprenditore agricolo del posto: tre stranieri lo fanno salire sul furgone e gli rompono tre costole. I fatti sono avvenuti quattro mesi fa ma gli arresti sono dell’altro ieri. L’immigrato sfruttato lavorava in nero in un’azienda agricola di Gallese. Gli inquirenti non hanno dimostrato esserci collegamento diretto tra che ha pestato l’uomo e l’imprenditore agricolo che in potenza potrebbe essere il mandante.

In ogni modo, due giorni fa i carabinieri della compagnia di Civita Castellana, capeggiati dal maggiore Anna Patrono, hanno messo ai domiciliari tre persone, accusate di violento pestaggio nei confronti di un dipendente di un’azienda agricola. La vittima ha riportato lesioni serie e ai tre sono stati contestati i reati di sequestro di persona e lesioni aggravate.
Episodio due. Allevatore di origine sarda arrestato per caporalato. L’accusa è di aver sfruttato quattro stranieri, facendoli lavorare come pastori per troppe ore rispetto al normale; per aver dato loro un salario da fame; per averli trattati come bestie o quasi.

A Viterbo i carabinieri hanno trovato un casaletto di campagna senza acqua potabile, senza energia elettrica, senza finestre (per non parlare delle condizioni interne a quella che definire abitazione è troppo). Qui alloggiavano, nelle poche ore di riposo, quattro lavoratori impiegati nell’allevamento delle peco

re, in condizioni igieniche pessime, come certificato anche dalle autorità sanitarie.
L’intervento dei carabinieri, insieme all’ispettorato del lavoro di Viterbo, è stato gestito nello specifico dal Nil, il Nucleo dei carabinieri dell’ispettorato del lavoro. “Da mesi tenevamo sotto controllo questi giri sospetti”, ha affermato il maresciallo Christian Masci, alle spalle del procuratore capo nella conferenza stampa in cui Paolo Auriemma ha presentato le ultime indagini sul caporalato a Viterbo e provincia. “Grazie all’aiuto del personale civile e dei nostri militari delle varie compagnie siamo riusciti finalmente a ricollegare i lavoratori sfruttati ai loro aguzzini”.

Il fascicolo della procura è nelle mani del pm Stefano D’Arma. Il quale si occupa delle indagini preliminari. Il giudice Savina Poli il 30 settembre scorso ha ordinato l’arresto ai domiciliari di un 72enne originario della Sardegna ma residente a Viterbo. Uomo indagato perché – in qualità di titolare di una ditta individuale del settore dell’allevamento di ovini e caprini – impiegava, assumeva e utilizzava manodopera sottoponendo i lavoratori (quattro stranieri) a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno. I carabinieri hanno evidenziato (dal 10 ottobre 2018 al 30 giugno 2019) che l’uomo sottoponeva i braccianti agricoli a orari di lavoro esorbitanti rispetto ai limiti previsti dai contratti collettivi nazionali.

Episodio tre. Ma non finisce qui. Il 23 settembre scorso, infatti, Un imprenditore 60enne è stato arrestato dai carabinieri di San Lorenzo nuovo per sfruttamento del lavoro e caporalato. L’operazione è stata coordinata dalla compagnia dei Carabinieri di Montefiascone del capitano Antonino Zangla.

L’accusato gestisce una falegnameria ad Acquapendente. I fatti oggetto di indagine vanno dal luglio 2018 al giugno di quest’anno. E vedono come presunte vittime dei giovani migranti del centro di San Lorenzo nuovo. I tre avevano estremo bisogno di lavorare, e per questo sono stati sfruttati dall’imprenditore: ne sono convinti alla procura di Viterbo, dove sono titolari dell’indagine il procuratore capo Paolo Auriemma e il magistrato

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here