Cari lettori, quali sono i vostri luoghi del cuore di Viterbo?

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foto di Maurizio Biagiarelli

Voglio proporvi un gioco, approfittando dell’interattività  che offre un giornale online, dotato anche di una pagina Facebook.

Di sicuro ciascuno possiede alcuni luoghi preferiti di Viterbo che sente particolarmente suoi; una sua Viterbo del cuore, diversa dalle classiche cartoline proposte ai turisti.

Vi chiediamo allora di offrirci questo vostro personale punto di vista e di condividerlo con gli altri, in modo da costruire insieme un quadro vivace e non scontato della nostra bellissima città. Potete farlo alla nostra mail: redazione@lamiacittanews.it

Per rompere il ghiaccio comincio io, che sono viterbese da meno di tre anni. Quindi se azzardo io a mettermi in gioco,  potete farlo a maggior ragione voi.

Dato che abito nei paraggi, il mio ideale tour viterbese comincia da porta San Pietro. Subito sopra la porta c’è lo stemma della città: la palma e il leone. E allora ecco la bella storia di Ercole, della sua lancia, dell’acqua bollente che zampilla dalla ferita della terra. Poi la palma, con la storia del tradimento di Ferento, la spietata vendetta dei Viterbesi che la rasero al suolo e ne rubarono l’anima impadronendosi del suo simbolo, la palma.

A fianco della porta l’austero palazzo duecentesco di Donna Olimpia, viterbese nata Maidalchini, poi Pamphilj, cognata di un papa e protagonista del 600 romano, creatrice e principessa di San Martino.

Dopo questa entrata trionfale, subito a sinistra della porta, scavata in alto nelle mura cittadine, una nicchia ospita una Madonnina, che forse più nessuno vede, e che per questo merita il massimo del rispetto e della devozione. È la Madonnina solitaria di porta San Pietro: la prossima volta che la vedrete rivolgetele un pensiero e chi vuole una preghiera. Lei lo apprezzerà  e ve ne sarà riconoscente.

Poi Pianoscarano, i suoi negozi e i suoi artigiani , la  famosa fontana. Ancora oggi è un piccola città nella città, con le sue tradizioni e le sue feste. A Pianoscarano ci sono due gioielli: Sant’Andrea e San Carlo. A sant’Andrea un visitatore che scende nella cripta può servirsi della luce semplicemente spingendo un pulsante, come a casa sua. Niente monete, niente luce a tempo. Questa mi sembra una cosa unica; è parte indelebile della mia personale immagine di Viterbo.

Invece del palazzo papale mi impressiona il pilastro che sorregge la volta della Loggia delle benedizioni. Bisogna però vederlo da sotto per apprezzarne la possanza. Lo affiancano gli archi rampanti di sostegno al muro che guarda verso valle Faul: un insieme di forza e di eleganza difficile da eguagliare.

Per finire Piazza del Gesù, ma entrandovi dalla stradina laterale di via Chigi. Lì c’è la sintesi della bellezza di Viterbo: la piccola piazza, l’elegante, sobria facciata della chiesa di San Silvestro, la fontana viterbese, la torre del Borgognone.

Ecco, vi ho dato alcune delle mie personalissime cartoline viterbesi. Perché non ci mandate anche le vostre? La nostra mail, ve l’abbiamo data!

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