Caritas Viterbo, APRI: Accogliere, Proteggere, Promuovere e Integrare

Creare una rete di relazioni e aiutare a stabilizzarsi nel territorio è oggi un passo fondamentale per la costruzione di una società più inclusiva.

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Una “Terra senza pace. La crisi nel Sahel centrale tra estremismi, variabilità climatiche, contesa della terra” è il 62° Dossier realizzato da Caritas Italiana con l’obiettivo di sensibilizzare e informare sul dramma in corso nella regione africana.

Lo scorso anno 5.000 i morti, oltre 1,4 milioni gli sfollati interni, circa 170 mila rifugiati, 3,7 milioni le persone in insicurezza alimentare, 3.600 scuole e 241 centri di salute non più operativi, 5,3 milioni di bambini in bisogno umanitario, 900 mila almeno in fuga.

Il dossier intende ricostruire la crisi in Burkina Faso e nel Sahel centrale nella sua complessità in cui molte delle dinamiche conflittuali in atto partono dal bene più prezioso e sempre più raro: la terra.

Caritas Italiana è impegnata in Sahel, in particolare Niger, Senegal, Mali e Nigeria da oltre un decennio in collaborazione con Ocades-Caritas Burkina Faso. Negli ultimi anni si è focalizzata principalmente in tre ambiti di azione: dare risposta soprattutto per quanto concerne la sicurezza alimentare in favore degli sfollati, rafforzare lo sviluppo delle comunità rese più vulnerabili dai cambi climatici e dai conflitti e promuovere la coesione sociale e la pace. In Niger inoltre, è in atto un programma di corridoi umanitari verso l’Italia per rifugiati evacuati dalla Libia.

Papa Francesco nel “Laudato sì” offre una riflessione profonda che va al cuore anche della questione di questa regione: la crisi ambientale si è fatta alimentare, poi sociale ed economica, etnico-religiosa, e infine umanitaria, compiendo così una grave forma di degrado umano.

Da giugno 2020 la Caritas Diocesana di Viterbo ha avviato oltre quaranta accoglienze nell’ambito del progetto APRI, promosso da Caritas Italiana.

APRI è l’acronimo di 4 verbi utilizzati per indicare alle diocesi la strada da percorrere in materia di accoglienza: “Accogliere, Proteggere, Promuovere e Integrare” e richiama il gesto di aprire la porta alle persone in condizione di fragilità.

Il progetto, infatti, è volto a realizzare percorsi di accoglienza e inserimento sociale di famiglie straniere. Come già sperimentato con “Protetto. Rifugiato a casa mia”, il progetto APRI vuole assegnare centralità alla comunità – parrocchie, istituti religiosi, famiglie – intesa come sistema di integrazione in grado di supportare il processo di inclusione sociale e lavorativa delle persone.

Vivere in un paese diverso da quello di origine, senza una rete di supporto fatta di amici, parenti, conoscenti può rappresentare una grande difficoltà. Tanti migranti e rifugiati si trovano in questa situazione, senza un punto di riferimento, che sappia anche indirizzare e consigliare nelle questioni della vita di tutti i giorni.

Creare una rete di relazioni e aiutare a stabilizzarsi nel territorio è oggi un passo fondamentale per la costruzione di una società più inclusiva.

APRI diventa così un arricchimento culturale biunivoco necessario per favorire la coesione sociale, che nasce dall’impegno reciproco dei diversi attori coinvolti.

Per il territorio si tratta di vivere una bella esperienza di solidarietà e di condivisione, attraverso la convivenza con persone provenienti da altri paesi. Per i beneficiari rappresenta un percorso attraverso il quale sentirsi parte di una comunità. Beneficiari e tutor insieme nella vita di tutti i giorni, dal cercare lavoro ad individuare corsi di formazione, pranzare insieme, trascorrere una giornata al mare, come testimonianza viva di integrazione.

Per tutte le informazioni www.caritasviterbo.it.

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