Lettera aperta al Direttore Giovanni Masotti

Caro direttore, ho votato Lega… anzi Umberto Fusco. E ti spiego perchè

Quando nel 2018, andai con lui ad una manifestazione della  Lega a Latina, dove consegnai a Matteo Salvini il mio libro con dedica, “Viterbo in Posa”, lui organizzò anche un pranzo a Rocca Gorga, che è il suo paese natale e, in quell’occasione, mi portò nella sua casa e mi presentò il padre, la madre e il fratello.

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Caro Direttore,

ti devo confidare che ho votato per la Lega, e come da te amichevolmente richiesto, di seguito esporrò fino in fondo, i motivi della mia scelta, certo che apprezzerai questa mia sincerità. Ho votato così per mantenere un impegno morale che avevo contratto con l’amico e senatore Umberto Fusco, qualche mese prima. Insomma, in poche parole, devi sapere che ho votato per Fusco. Tu forse penserai che mi sto sbagliando, che Fusco non era candidato, che forse il mio voto sarà tra quelli annullati. No! Non è così. Volevo dire che ho votato Lega, solo per la fiducia che ripongo, prima di tutto in Umberto Fusco, e poi nel Capitano Matteo Salvini.

Infatti, la mia convinzione profonda è che se a Viterbo i consensi sono stati superiori alle più rosee aspettative, tutto il merito va al senatore Umberto Fusco. Me lo ricordo, l’amico Umberto, quando andava con “quattro gatti” alle prime manifestazioni della Lega. Me lo ricordo quando, imperterrito, anche con pochi seguaci, coltivava questa sua passione politica, anche quando sembrava che il fenomeno Lega fosse circoscritto al Nord del Paese. Oggi devo riconoscere che ha avuto piena ragione. Devi sapere, caro Direttore, che tra i rappresentanti dei vari partiti nazionali che stanno a Viterbo, non c’è nessuno che riesce a trasmettere empatia come Umberto Fusco. Quando nel 2018, andai con lui ad una manifestazione della  Lega a Latina, dove consegnai a Matteo Salvini il mio libro con dedica, “Viterbo in Posa”, lui organizzò anche un pranzo a Rocca Gorga, che è il suo paese natale e, in quell’occasione, mi portò nella sua casa e mi presentò il padre, la madre e il fratello. Gente di paese, semplice, cordiale, alla mano, come lo è ancora Umberto.

La madre mi preparò un caffè con la moka e me lo offrì, con un sorriso schietto, che si fece spazio tra i segni del tempo del suo volto, che ancora rivelava la beltà di un tempo. Questa accoglienza non era riservata a me, ma a tutti gli amici di Umberto, per i quali quella casa era sempre aperta. Il padre, che dopo pochi mesi venne a mancare, mi parlò molto bene di Umberto. Rivedo ancora i suoi occhi di grande lavoratore, che parlando di quello che aveva fatto Umberto, si illuminavano di una luce che diceva molto più delle sue parole. Quel giorno io ho assunto un debito morale verso Umberto, e ieri l’ho assolto dando il mio voto alla Lega, ma dentro di me sentivo che il voto era per l’amico Umberto. Che poi è anche Senatore della Repubblica e presto, salirà altri importanti gradini politici.

Di questo sono profondamente certo, perché il lavoro da certosino che lui ha svolto in questi mesi, raccogliendo tanti consensi, riceverà presto il giusto riconoscimento da Matteo Salvini. Carissimo Umberto, Ad Maiora.

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