Approvata in Consiglio comunale la delibera per la realizzazione delle due strutture sul territorio di Viterbo. Critiche dell'opposizione sui tempi di svolgimento

Casa Rifugio e Centro Antiviolenza, riprendono i progetti. Frontini: “Gravi ritardi di amministrazione e Regione”

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Frontini
Chiara Frontini, capogruppo Viterbo Venti Venti

Realizzazione di una Casa Rifugio e di un Centro Antiviolenza nel territorio di Viterbo per accogliere le donne che sono vittime di soprusi e ingiustizie e dare ospitalità a loro e ai figli minori: dopo oltre due anni e mezzo di stop il progetto torna sul tavolo del Consiglio comunale.

Nel corso della seduta di ieri mattina i consiglieri hanno infatti approvato all’unanimità la delibera riguardante le ats (associazioni temporanee di scopo) che sanciscono la collaborazione tra il Comune di Viterbo e tre realtà del terzo settore che hanno acconsentito a prendere parte alla realizzazione di un progetto che, come ha ricordato la capogruppo di Viterbo 2020 Chiara Frontini, ha avuto un iter tutt’altro che rapido e lineare.

Antonella Sberna
L’assessore ai Servizi Sociali Antonella
Sberna

“Credo che sia giusto mettere una serie di puntini sulle ‘i’ rispetto alla delibera e al percorso che è stato fatto – ha dichiarato la consigliera dopo la lettura del documento da parte dell’assessore ai Servizi Sociali Antonella Sberna – e al grave e colpevole ritardo con cui giungiamo all’approvazione di questa delibera, che non è a causa delle rinuncia da parte della precedente associazione coinvolta, ma dei ritardi che l’amministrazione ha accumulato a cavallo tra le due consiliature di Michelini e quella Arena che hanno costretto l’associazione Erinna a rinunciare per sopravvivere, che è ben altra cosa”.

Tutto ha inizio nel marzo del 2017, quando la precedente consiliatura di Michelini presenta il progetto per la Casa Rifugio e il Centro Antiviolenza in collaborazione con l’associazione del terzo settore Erinna. “Il 24 novembre dello stesso anno esce la graduatoria regionale, lasciando nell’incertezza e nell’impossibilità di programmare sia l’amministrazione che l’associazione partner del progetto. – ricorda la Frontini – Il bando prevedeva che le ats che servono a  formalizzare il partenariato dovessero essere segnalate entro 30 giorni e questo è quello che non è stato fatto. Ad aprile del 2018 il Comune incassa il prefinanziamento dalla Regione – aggiunge – poi a maggio e giugno c’era grande fermento politico in vista delle elezioni, che non doveva però bloccare progetti importanti”.

“Da maggio a fine agosto del 2018 ancora non viene data la possibilità di conoscere il loro futuro – prosegue la Frontini – ed è in questo contesto che l’associazione invia la propria lettera di rinuncia”. La responsabilità, chiarisce, è connessa agli “impegni che il Comune in buona parte ha disatteso e che ci portano oggi a discutere questa proposta di delibera”.

Una serie di ritardi tra amministrazione comunale e Regione Lazio che hanno ribadito anche le consigliere Lina Delle Monache e Patrizia Notaristefano, le quali hanno comunque accolto con soddisfazione la notizia della ripresa del progetto per le due strutture, proprio all’indomani della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.

La delibera, che come anticipato ha accolto il favore di tutto il Consiglio comunale, nonostante le critiche sui tempi di svolgimento, prevede la somma di 170.000 euro per la realizzazione della Casa Rifugio “Fenice” e 36.963 euro per il Centro Antiviolenza “Penelope” disposti dalla Regione Lazio nell’ambito dell’avviso pubblico a cui ha preso parte il Comune di Viterbo come capofila e che include anche altri enti locali: Bomarzo, Celleno, Soriano nel Cimino, Vitorchiano, Bassano Romano, Bassano in Teverina, Oriolo Romano, Vetralla, Canepina, Orte, Capranica e Blera.

L’assessore ai Servizi Sociali Sberna ha espresso soddisfazione per il traguardo raggiunto: “Se non fosse stato per il lavoro di questa amministrazione che è riuscita a mantenere il finanziamento, probabilmente l’avremmo perso e il territorio non solo dopo tre anni, ma dopo non sappiamo quanto tempo avrebbe visto questo servizio attivo”.

 

 

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