Condannati una quarantina fra capi e affiliati alla famiglia, imputati fra l’altro per estorsione, usura e detenzione illegale di armi

Casamonica, condanne per 400 anni. I giudici: “Era mafia”

207

ROMA – Il clan dei Casamonica teneva in piedi un sistema mafioso a Roma. Dopo l’ordinanza del gip e le prime condanne in rito abbreviato, lo ha riconosciuto anche il Tribunale che ha condannato a 400 anni complessivi una quarantina fra capi e affiliati alla famiglia, imputati fra l’altro per estorsione, usura e detenzione illegale di armi. Dopo sette ore di camera di consiglio, giudici della X sezione penale hanno deciso trent’anni di carcere per il boss Domenico Casamonica, accogliendo in pieno l’istanza della Procura, che complessivamente aveva chiesto oltre 630 anni di reclusione.

Le condanne per i Casamonica. Severe le pene per gli altri capi, Giuseppe Casamonica (20 anni e mezzo) e Luciano (12 anni e 9 mesi), e pene pesanti sono arrivate in primo grado anche per Salvatore (25 anni e 9 mesi), Pasquale (23 anni e 8 mesi) e Massimiliano Casamonica (19 anni).

Riconosciuta aggravante mafiosa. A differenza del Mondo di Mezzo, quell’ecosistema criminale che aveva messo le mani su Roma ma che secondo la Cassazione non rappresentava un’associazione mafiosa, al sistema Casamonica può applicarsi il 416 bis del codice penale: intimidazioni, omertà, delitti per controllare il territorio e le sue attività sono stati riscontrati. E ora le nuove condanne (dopo le 14 in rito abbreviato e i tre patteggiamenti nel maggio del 2019), sono un altro colpo al clan, che disponeva di numerosi capannoni, ville e villette con piscina, anche abusive, in parte distrutte e in parte confiscate e assegnate a realtà sociali.

Le reazioni da Raggi a Zingaretti. Esulta la sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha costituito il Comune parte civile nel maxiprocesso iniziato a ottobre 2019, grazie a indagini scattate cinque anni prima: «Io di fronte al clan dei Casamonica non mi sono mai piegata, non ho mai indietreggiato di un passo, non ho mai avuto paura di loro. Oggi si chiude un capitolo, ma la lotta per contrastare criminalità e mafia non si ferma. Io sarò sempre in prima linea». «È una sentenza storica che finalmente mette nero su bianco che Casamonica equivale a mafia ed un segnale importante da dare ai cittadini del nostro territorio», dichiara il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui