Case di riposo e RSA: “bombe ad orologeria” per la diffusione del Covid-19

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Chi non ricorda il celebre episodio del film “I nuovi mostri”, del 1977, andato in onda più volte, dove Alberto Sordi, che impersonava Franchino, pur di liberarsene durante le vacanze estive, su pressioni di sua moglie Patrizia, accompagna sua madre, attempata ma ancora lucida e autosufficiente, in un ospizio? “Dovete trattarla come una regina!” tuonava alla fine, salutando la madre, piuttosto scettica, l’Albertone nazionale.

Oggi, le case di riposo per anziani sono nell’occhio del ciclone. Accanto infatti a strutture ben gestite, attente ai bisogni degli ospiti, igienicamente curate, ce ne sono molte altre dove i Carabinieri dei Nas hanno individuato gravi carenze igienico-sanitarie e problematiche di vario genere.

Focolai di infezioni da coronavirus, molte, anche nel viterbese, si sono svuotate per i contagi e i decessi.

Nel Lazio, le oltre 250 case di riposo e le Rsa, Residenze sanitarie assistenziali, sono i nuovi focolai.

Tutte le strutture sono, ora come ora, vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere. Questo perché la Regione, in molti casi, non ha fatto i tamponi.

Le strutture sono a rischio, sia le case di riposo che le Rsa. Ma che differenza c’è fra le une e le altre? Le case di riposo sono strutture sociali, dove risiedono pensionati e persone con qualche acciacco, ma sostanzialmente autosufficienti, amministrate da un direttore amministrativo. Le Residenze Sanitarie Assistenziali sono invece strutture di impronta sanitaria, al cui interno lavorano medici ed infermieri. Mentre la seconda è una struttura in grado di prendere precauzioni per arginare un virus come il Covid-19, la prima talvolta non ne ha proprio i mezzi ed il personale.

Una volta che il virus entra, in entrambi casi, fa comunque una strage, come appunto è successo negli ultimi giorni qui nel Lazio. “Ora come ora tutte le strutture sono delle vere e proprie bombe ad orologeria, chi ha attivato da subito le procedure dell’ISS sta tentando di arginare il problema, gli altri sono e saranno travolti dal Coronavirus. Tornando ai numeri, le Rsa nel Lazio sono circa una cinquantina e tutte presenti in un elenco regionale. Il grosso problema viene con le case di riposo, settore dove regna l’abusivismo specialmente nei piccoli centri abitati.”

A sganciare la “bomba” è il vicepresidente dell’Anaste, l’Associazione Nazionale Strutture Terza Età, e presidente della sezione Lazio, il dottor Sebastiano Capurso.

Per questo sono necessarie misure drastiche al fine di evitare altri casi, come quelli recenti, ben noti, avvenuti anche nel viterbese.

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