Caso Arcuri, le “menzogne” della nonna di Landolfi e le “verità” del figlioletto

L’avvocato della famiglia della vittima: “La donna mente su tutto”. Intanto il difensore dell’indagato prepara il ricorso in Cassazione

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Dopo le “menzogne” di Andrea Landolfi Cudia, ecco quelle della nonna ottantenne dell’indagato per la morte di Maria Sestina Arcuri. In tal modo, la vicenda di Ronciglione si tinge ancor più di giallo. Come la veridicità del racconto del fidanzato della defunta è contestata dai giudici del riesame – che lo hanno scritto sull’ordinanza di accoglimento del ricorso fatto dalla procura di Viterbo – anche le parole dell’anziana sono messe in dubbio. Lo spiega l’avvocato della famiglia della vittima, che era originaria di Nocara, un paese in provincia di Cosenza, e era andata a Roma per fare la parrucchiera: “Il tribunale del riesame dice che la donna mente”, afferma Vincenzo Luccisano.
Il legale della famiglia Arcuri va avanti: “La nonna di Landolfi ha mentito su tutto, a differenza del figlioletto di lui, di 5 anni”. Il quale fu sentito nelle immediate vicinanze dell’accaduto (l’incidente che poi portò al decesso della Arcuri è dei primi di febbraio 2019) in forma protetta con l’ausilio di una psicologa. Il gip di Viterbo aveva contestato la forma e la sostanza di quanto detto dal bambino agli inquirenti ma Luccisano è di avviso contrario, essendo sulla stessa linea dei giudici romani del riesame e della procura viterbese: “Quel colloquio è stato effettuato con tutte le garanzie richieste. Il bimbo è attendibile nel suo racconto”.
Secondo il pubblico ministero e l’avvocato della famiglia della vittima, le condizioni della Arcuri erano subito molto gravi, ma nessuno avvertì prontamente i familiari della 26enne, tantomeno la portarono subito in ospedale: “Landolfi ha chiamato tutti, dal suo telefono e da quello di Sestina, ma non ci sono chiamate ai familiari della ragazza”, che furono avvertiti sono successivamente.
Insomma, la vicenda è sempre più torbida. Ora si attende che Luca Cococcia, difensore di Landolfi – accusato di omicidio volontario e omissione di soccorso -, si appelli alla suprema corte: “Mi prendo tutto il tempo per studiare gli elementi e fare le opportune ricerche di giurisprudenza a sostegno delle mie doglianze. È un atto un po’ complesso in quanto va fatto in un certo modo: la Cassazione è facile a fare inammissibilità, quindi bisogna stare attenti a non commettere il piccolo errore e a non scendere troppo nel merito. Mi dovrò limitare ai motivi eminentemente di diritto, di legittimità. Il mio obiettivo è arrivare in udienza”. Si prevede che la Cassazione non risponderà prima di un mese. Nel frattempo, Landolfi rimane in libertà.

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