Caso Fedeli, gli USA visitano Pang. I diplomatici verificano le condizioni psicofisiche dell’imputato

Diplomatici a stelle e strisce sono stati a Mammagialla. Dove il 22enne di origini sudcoreane è in isolamento

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Michael Pang "catturato" da una telecamera

Non si è mai visto un americano abbandonato in terra straniera. Per l’assassino di Norveo Fedeli vale la stessa regola.

Ieri mattina si è mossa l’ambasciata degli Stati Uniti per andare a verificare le condizioni di Michael Aaron Pang, il quale è in carcere, in isolamento, da una settimana. Da quando, era la tarda mattina di sabato scorso, i carabinieri di Capodimonte lo hanno raggiunto e arrestato nell’alloggio in riva al lago di Bolsena, dove Pang dimorava da circa due mesi.

Insieme agli uomini dell’ambasciata a stelle e strisce c’era ovviamente il difensore del 22enne di origine sudcoreana. L’avvocato Remigio Sicilia ha fatto sapere che le condizioni umorali del suo assistito sono leggermente migliorate, sempre tenendo presente di quanto sia accaduto e di quanto sia accusato: l’omicidio di un 74enne preso a colpi di sgabello fino alla morte, oltre alla rapina. Capo d’accusa, quest’ultimo, rispedito al mittente da Sicilia e dalla sua collega, Lilia Ladi (mentre l’uccisione è stata confessata davanti a Savina Poli, il giudice delle indagini preliminari, e al pubblico ministero Eliana Dolce che indaga). Avvocati difensori che subito dopo l’uscita dall’interrogatorio di garanzia di martedì passato, hanno spiegato come la rapina non fosse il movente di Pang.

Intanto, il negozio in via San Luca rimane con la saracinesca abbassata. Chiuso. Al contrario dei cuori dei viterbesi, che si sono stretti attorno alla famiglia Fedeli. Che per tramite del loro legale, Fausto Barili, hanno fatto sapere di aver preso atto della richiesta di perdono del reo confesso, ma che vogliono vederci chiaro e si costituiranno parte civile.

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