Caso Minchella-PD, la rettifica del padre Paolo al nostro articolo. E la nostra risposta

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta pervenutaci dal legale di Paolo Minchella, padre della consigliera comunale viterbese Martina Minchella

277
martina minchella

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta pervenutaci dal legale di Paolo Minchella, padre della consigliera comunale viterbese Martina Minchella, che ci richiede una rettifica di quanto scritto nell’articolo “Da gennaio i tormenti della giovane Minchella: le macerie del Pd viterbese, la spericolata tentazione Lega” da Alessandro Quami. In fondo, la risposta del giornalista.

“Formulo la presente in nome e per conto del Signor Minchella Paolo, padre della Signora Minchella Martina, per segnalare il carattere mendace dei fatti riportati nell’articolo pubblicato il giorno 13.06.2019, sulla Vs. testata giornalistica online, così titolato: ‘Da gennaio i tormenti della giovane Minchella: le macerie del Pd viterbese, la spericolata tentazione della Lega’.

Nel predetto articolo, a firma Alessandro Quami, quest’ultimo ha affermato che il mio Assistito, padre della segreteria comunale di Viterbo del Pd, Signora Minchella Martina, il 20 Gennaio scorso sarebbe entrato ‘… nell’ufficio di un attivista politico di Forza Italia (ora non più)’ per chiedergli se poteva ‘aiutarlo in quanto la figlia sta per lasciare la segreteria comunale del Pd. Il signore in questione è il padre della consigliera comunale di Viterbo Minchella. Il dirigente politico falisco gli dice che si sarebbero sentiti con calma, l’uomo ringrazia e saluta. La vicenda non venne mai divulgata, in quanto non ci furono dei riscontri. Anche la richiesta di aiuto non ebbe effetti. D’altronde, se il Partitolo democratico se la passa male, Forza Italia sta messa peggio. Quindi andare a cercare una sponda politica in un partito in fase di consunzione come quello berlusconiano non poteva essere una soluzione logica. E ora la questione è venuta a galla: un giornale online provinciale ha diffuso la notizia che Minchella è in procinto di passare alla Lega…’.

Quanto riportato nell’articolo, però, non corrisponde assolutamente al vero, posto che il mio Assistito non si era mai recato ‘nell’ufficio di un attivista politico di Forza Italia’, né nel Gennaio scorso, né in altri periodi; la circostanza che il mio Cliente si sarebbe recato dal citato ‘attivista politico’, non meglio identificato, per richiedergli un aiuto per la figlia, in quanto stava per lasciare la segreteria comunale del Pd – testualmente per ‘cercare una sponda politica’ – oltre che mendace, getta discredito sul Signor Minchella, insinuandosi, con chiarezza, che il predetto si sarebbe attivato, da mesi, per preparare l’uscita della figlia Martina dal Pd, non esitando a rivolgersi a rappresentati politici, per essere ‘aiutato’.

Una tale rappresentazione fattuale – del tutto falsa, lo si ribadisce – contiene, è evidente, degli aspetti diffamatori, in quanto attribuisce al mio Cliente una condotta inappropriata, incline ai compromessi, quindi discutibile; il Signor Minchella, del tutto estraneo ai fatti riportati nell’articolo – coinvolto, suo malgrado, in una narrazione offensiva, lesiva della propria dignità – si riserva ogni attenzione, per la tutela dei propri diritti.

Nel contempo, il medesimo chiede che venga pubblicata la rettifica, ex art. 8 L. n. 47/48 – con il medesimo risalto dato alla notizia rettificata – di quanto falsamente riportato nell’articolo, nei termini che seguono […].

Il sottoscritto non si renderebbe mai protagonista di simili condotte, che considera eticamente sbagliate, sicuramente contrarie ai principi in cui crede, quindi è molto contrariato dal fatto che il giornalista, Quami Alessandro, pur in mancanza di riscontri, come riportato nell’articolo, sia stato così incauto da riferire, come accaduti, fatti, in verità, mai avvenuti, quindi falsi, interamente inventati, nonché gravemente lesivi dell’onorabilità del sottoscritto. Il sottoscritto, oltre che amareggiato, è anche sconcertato, non potendo nemmeno immaginare un simile ‘attacco gratuito’, in proprio danno, con insinuazioni tanto offensive e diffamatorie, quanto lesive del proprio onore; non si può ipotizzare che ciò dovrebbe ricondursi ad una sorta di ritorsione, per la decisione della propria figlia di lasciare il Partito democratico. ‘Firmato Minchella Paolo’.”

La nostra replica

Spettabile signor Paolo Minchella, lei ha tutto il diritto di aiutare sua figlia o chi vuole nella ricerca delle migliori situazioni politiche: è tutto lecito e, visto dall’angolazione paterna, doveroso. Come doveroso è per un giornalista informare, o cercare di farlo, i lettori in merito a chi ricopre (ricopriva) una carica politica.
Infatti, sua figlia Martina fino a pochi giorni fa è stata la segretaria comunale del Pd di Viterbo. Uno dei partiti più grandi della provincia e della nazione. Indossare quell’abito, oltre a quello di consigliera comunale del capoluogo, comporta onori e oneri. Tra questi lo stare sotto la lente di ingrandimento della stampa e dell’opinione pubblica. Tra quelli avere un ampio ventaglio di possibilità di manovra. Possibilità permessa dalla Costituzione, che non dà un vincolo di mandato ai consiglieri (agli eletti in genere) e sancisce la libertà politica. In soldoni, Minchella poteva e può legittimamente cercare delle sponde politiche ovunque: da destra a sinistra passando per il centro, i sovranisti, i populisti e i Cinquestelle.
D’altro canto, un giornalista ha il diritto/dovere di raccontare ciò che raccoglie dalle fonti, ciò che vede e ciò che sente. E come testimone oculare e auricolare dell’incontro di Paolo Minchella con un militante politico del centrodestra (con legami di vario livello in un passato non troppo remoto con Forza Italia e con i club di Forza Silvio), il sottoscritto non poteva esimersi dallo scrivere.
Con due piccoli errori, di cui si chiede scusa ai lettori: l’incontro a Montefiascone, in un ufficio di una via commerciale a ridosso delle mura cittadine, non c’è stato il 20 gennaio come riportato da questo giornale, ma il giorno prima: intorno alle 12 di sabato 19 gennaio 2019. Altra svista: il signore del centrodestra non era un dirigente di Forza Italia ma un attivista di centrodestra.
Tanto si doveva. Per amore della verità. Per rispetto dei lettori.

Alessandro Quami

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui