Il numero uno della Procura di Viterbo inghiottito dallo scandalo che coinvolge la magistratura italiana, il suo nome tra le chat di Palamara. Cosa rischia ora Paolo Auriemma

Caso Palamara, ora anche Auriemma finisce nei guai: pronta l’azione disciplinare

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Alla fine è successo: anche Paolo Auriemma, capo della Procura di Viterbo, è finito mani e piedi in mezzo allo scandalo Palamara.

Auriemma è nella lista dei 27 magistrati finiti nel libro nera di Giovanni Salvi, il Procuratore Generale della Corte di Cassazione che ha chiesto per loro azioni disciplinari in relazione alle chat con Luca Palamara. Proprio lui, Palamara, ha più volte ribadito “Pago io per tutti”, forse l’intento di Salvi è quello di smentirlo con i fatti cercando di punire i suoi presunti complici.

I primi quotidiani a pubblicare il nome di Auriemma sono stati Il Giornale e L’Espresso, sulle loro colonne i due giornali fanno anche riferimento al fatto che sono pronte – oltre a quella nei confronti di Auriemma – altre 15 aziono disciplinari, in aggiunta alle 11 finite davanti al Csm. Nel mirino del Consiglio ci sarebbe soprattutto la famosa cena all’Hotel Champagne, dove, secondo le accuse, Palamara ed altre 5 toghe si sarebbero riunite per decidere a tavolino la nomina del nuovo procuratore di Roma.

Tornando ad Auriemma, le accuse non sono proprio leggere: secondo Salvi, il Pm viterbese era in stretto contatto con Palamara al punto di chiedergli di proporre suo cugino Gerardo Sabeone all’unanimità presidente di sezione della Corte di Cassazione al fine di evitargli inconveniente con i famigliari. La nomina di Sabeone è poi avvenuta realmente, i messaggi tra Auriemma e Palamara risalirebbero al 1 luglio 2018. Ma non è tutto: il Pg della Cassazione sostiene che Auriemma, nell’intento di strappare l’elezione al consiglio di presidenza di giustizia amministrativa, sarebbe arrivato ad interloquire con Palamara e ad esprimere il proprio assenso o il proprio dissenso sulle pratiche del Csm in grado di poter avere potenziali ripercussioni sulla sua campagna elettorale.

Non va dimenticato neanche che era stato proprio Auriemma l’unico togato a confidare a Palamara tutta la propria preoccupazione a riguardo dell’ormai noto piano escogitato dall’ex leader di Unicost per portare a processo il segretario leghista Matteo Salvini. In quel caso, in cui si contestava il sequestro per i migranti a bordo delle navi Diciotti e Gregoretti, Auriemma affermava: “Siamo indifendibili”. Beh, noi auguriamo al magistrato nostrano di avere una difesa e, soprattutto, di riuscire a cavarsela da tutte le accuse.

Ma in pratica, se tutto venisse confermato, Auriemma sarebbe riuscito a piegare i vertici della magistratura nazionale a delle sue vanità personali. Un’impresa certamente non da poco, che lo andrebbe a collocare in una posizione di potere o, quantomeno, di influenza notevole all’interno del mondo della Giustizia.

Si mette male per Paolo Auriemma? Chissà quali strascichi avranno i proseguimenti delle azioni disciplinari, Viterbo potrebbe trovarsi senza il suo Procuratore di riferimento? Di certo, anche stavolta, la città dei Papi e le sue istituzioni sono salite agli onori della cronaca per fatti di discutibile onorabilità.

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