Caso Vannini, beffa per i genitori di Marco. Già pagate le tasse, ma il risarcimento non si vede

La famiglia Vannini ha già dovuto pagare le tasse sulla somma che dovrebbe, in teoria, ricevere dal risarcimento dovuto dall'ex 007

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E’ fissato al 7 Gennaio 2020 l’ultimo capitolo riguardante l’omicidio di Marco Vannini, ventenne che nel 2015 è morto per mano del padre della sua fidanzata. Giornata in cui sarà la suprema corte a stabilire se Antonio Ciontoli dovrà scontare la condanna a cinque anni per omicidio colposo.

Intanto a pochi giorni dalla chiusura del cerchio, la famiglia Vannini riceve una vera e propria beffa… questa volta, però, da parte dello stato.

Di fatto la famiglia Vannini ha già dovuto pagare le tasse sulla somma che dovrebbe, in teoria, ricevere dal risarcimento dovuto dall’ex 007. Un risarcimento che ancora non è arrivato e che potrebbe non arrivare mai se dovesse risultare, alla fine del processo, una eventuale indisponibilità delle somme nelle casse dei Ciontoli. Cosa che renderebbe totalmente inutile la somma di 3000 euro che Valerio e Marina, i genitori di Marco, hanno ormai già versato all’agenzia dell’entrate.

Oltre al danno la beffa, quindi, per due genitori martoriati dalla perdita di un figlio, la cui ricerca della giustizia è già costata (in termini economici) molto cara considerato il lungo iter giudiziario fino ad’oggi percorso. Le somme, però, sono di secondaria, se non terziaria, importanza di fronte al dolore e alla determinazione di due genitori che ricercano, in primis, una giusta condanna nei confronti dell’omicida.

“Quello che maggiormente interessa è ottenere una sentenza giusta in Cassazione. Se non accadesse, sarebbe quella l’atroce beffa” dichiara critico Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini. “Mi domandate se lo Stato ci ha voltato le spalle – dice invece Valerio, padre della vittima, per poi proseguire – anche Antonio Ciontoli è un uomo dello Stato, che deve pagare per ciò che ha fatto”.

La famiglia Ciontoli dal giorno del tragico evento non ha ancora sborsato un singolo euro. La speranza, alla fine, è che tutti i conti tornino – in tutti i sensi – li nelle aule della Cassazione. Ormai è solo questione di giorni, di ore. Ore interminabili per una famiglia che da cinque anni ormai si affanna per un unico obiettivo: giustizia per un figlio tragicamente scomparso.

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