Caso Vannini, il PG Cennicola chiede un processo bis: “Vicenda disumana”

"Marco Vannini non è morto per un colpo di arma da fuoco, ma è morto per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi" ha dichiarato la PG della Cassazione Elisabetta Cennicola

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Si sta svolgendo in questo momento, a Roma, l’ultimo atto riguardante il tragico omicidio di Marco Vannini.

Alle dieci ha avuto inizio l’udienza dell’ultimo grado di giudizio sui ricorsi presentati dalle parti coinvolte. Non sembra mettersi bene per Antonio Ciontoli, padre della fidanzata di Marco ai tempi del tragico omicidio.

Per Elisabetta Cennicola, PG della Cassazione, fu omicidio volontario. Richiesto, quindi, un nuovo processo. “Marco Vannini non è morto per un colpo di arma da fuoco, ma è morto per un ritardo di 110 minuti nei soccorsi” dichiara la Cennicola, chiedendo quindi l’annullamento della sentenza di appello.

In precedenza, la Corte d’Appello d’Assise aveva ridotto la pena prevista per Ciontoli da 14 a 5 anni per omicidio colposo. Confermando invece i tre anni di reclusione per i figli Martina e Federico e per la moglie Maria Pezzillo.

Mentre i legali di Ciontoli puntano ad un ulteriore sconto della pena il massimo imputato e l’assoluzione, invece, per i due figli e la moglie, il PG Cennicola parla di  “processo bis”, per alzarla nuovamente.

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