Caso Vannini, troppi 5 anni per Antonio Ciontoli. La difesa va in Cassazione

Il collegio difensivo dell’intera famiglia Ciontoli, formato dagli avvocati del foro di Civitavecchia Andrea Miroli e Pietro Messina, ha presentato ricorso in Cassazione

314

Cinque anni per omicidio colposo sono troppi. Il collegio difensivo dell’intera famiglia Ciontoli, formato dagli avvocati del foro di Civitavecchia Andrea Miroli e Pietro Messina, ha presentato ricorso in Cassazione anche contro la sentenza della Corte d’Appello che ha trasformato i 14 anni emessi in primo grado per omicidio volontario con dolo eventuale ad Antonio Ciontoli, nei 5 per omicidio colposo. Ma per la difesa, quei cinque anni, il massimo per quel tipo di reato, evidentemente sono eccessivi.

Gli avvocati Miroli e Messina avevano già annunciato il ricorso in Cassazione per tutti gli altri componenti della famiglia, ovvero la signora Maria Pezzillo, moglie di Antonio Ciontoli, Federico e Martina, suoi figli, tutti condannati a 3 anni per concorso. Oggi la decisione di provare a ridurre la pena anche per Antonio Ciontoli, ovvero colui che ha raccontato di aver sparato per errore al fidanzato della figlia Martina, Marco Vannini, 20 anni, morto dopo oltre due ore di agonia. Due ore in cui i Ciontoli hanno fatto di tutto, tranne che chiamare i soccorsi immediatamente e dire esattamente cosa era successo nella loro villetta di via De Gasperi a Ladispoli la notte del 17 maggio di due anni fa. Comportamento che emerge chiaramente dalle carte del processo. A cominciare dalla prima telefonata al 118, dove prima Federico Ciontoli e poi la signora Pezzillo dicono all’addetta dall’altro capo del telefono che Marco Vannini ha avuto “un attacco di panico”, salvo poi dire che la situazione è rientrata e non c’è bisogno dell’arrivo dell’ambulanza. Invece Marco è stato colpito da un proiettile di una beretta. Poi più tardi, è Antonio Ciontoli a chiamare di nuovo il 118, ma si guarda bene dal dire che ha sparato a Marco, dice invece che il ragazzo “si è ferito con un pettine appuntito”. Intanto il tempo passa e Marco Vannini urla, come si sente anche da quella stessa telefonata, tanto che l’addetta chiede addirittura se il ragazzo, per caso, fosse disabile. Ma niente, né Antonio Ciontoli, né nessun altro componente della famiglia, compresa anche la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, anche lei presente quella sera ma uscita dal processo perché assolta, si decide a dire la verità. Trascorre altro tempo prima dell’arrivo dell’ambulanza, perché logicamente arriva in codice verde, dato che si è parlato di una ferita causata da un pettine a punta. Sarebbe stato codice rosso se invece qualcuno dei presenti avesse detto che quella ferita era stata causata da un colpo d’arma da fuoco. Ma nessuno lo ha detto.

Intanto, in tutto questo tempo, in casa Ciontoli succede di tutto. Succede che Marco Vannini viene tolto dalla vasca da bagno dove Ciontoli dirà di averlo colpito al braccio, viene asciugato con un accappatoio, trovato poi in terra in bagno. Viene portato in una stanza da letto dove gli vengono asciugati i capelli col phon. Federico Ciontoli trova il bossolo in bagno e lo chiude dentro un marsupio insieme alla pistola che ha sparato ed ad un’altra pistola, posizionando il tutto sotto un letto. Poi arriva l’ambulanza. Anche ai sanitari del 118 nessuno dice cosa realmente è accaduto. Antonio Ciontoli lo farà soltanto all’arrivo al Pronto Soccorso, quando avvicina il medico di turno e gli confessa di aver sparato a quel ragazzo, aggiungendo la richiesta di non rivelare quanto gli ha appena confessato, perché teme di perdere il suo posto di lavoro. Intanto Marco Vannini invece sta perdendo la sua vita. Viene caricato su un’eliambulanza, ma poco dopo il decollo riatterra, perché per quel ragazzo di vent’anni non c’è più niente da fare.

Tutti questi comportamenti, per i giudici della Corte d’Appello, dimostrano come nessuno della famiglia Ciontoli avesse la consapevolezza che quel ragazzo sarebbe morto. Per questo, in estrema sintesi, l’omicidio è da considerarsi colposo. Da qui la sentenza e la condanna a 5 anni per Antonio Ciontoli e 3 per tutti gli altri. Marco Vannini invece è stato “condannato” a morte. Senza nessuna sentenza.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui