Caso Vannini. Vannicola: “A sparare non è stato Antonio, me lo ha detto Izzo”

Il caso Vannini si arricchisce di un'altra clamorosa novità. Davide Vannicola, un commerciante residente a Tolfa e amico dell'ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli Roberto Izzo, ha rivelato ieri nel corso della puntata de "Le Iene", che lo stesso comandante gli aveva rivelato che a sparare a Marco Vannini non è stato Antonio Ciontoli.

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Il caso Vannini si arricchisce di un’altra clamorosa novità. Davide Vannicola, un commerciante residente a Tolfa e amico dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli Roberto Izzo, ha rivelato ieri nel corso della puntata de “Le Iene”, che lo stesso comandante gli aveva rivelato che a sparare a Marco Vannini non è stato Antonio Ciontoli. Vannicola, in paese conosciuto col nomignolo de “il Pioniere”, non è nuovo a situazioni che lo hanno visto coinvolto in casi giuduziari. Per esempio, alcuni anni fa, fece ancora una volta da tramite con un gornalista su un documento della Guardia di Finanza relativo ad un’importante inchiesta in corso in quel periodo. Solo che quel documento poi si rivelò non autentico, in quanto firmato da un capitano delle Fiamme Gialle che invece era stato già trasferito. Dunque, le parole de “Il Pioniere”, andrebbero prese con molta cautela e verificate attentamente. Anche perché è singolare che una clamorosa novità come questa venga fuori soltanto oggi, a quattro anni dalla morte di Marco Vannini, e solo ora Vannicola si sarebbe deciso a raccontare quanto il comandante Izzo, ovvero il primo ad intervenire la tragica notte del 17 maggio 2015, gli avrebbe detto in confidenza. Una rivelazione talmente sconvolgente che, se fosse vera, cambierebbe completamente le carte in tavola. C’è inoltre un altro particolare che non convince su quanto detto da Vannicola. Sostiene il commerciante di Tolfa infatti che il comandante Izzo gli avrebbe confidato che a sparare non può essere stato Antonio Ciontoli, in quanto in quel momento non era in casa. Sta di fatto però che ad Antonio Ciontoli sono state trovate 12 partcielle di polvere da sparo sulle narici, più di chiunque altro presente in casa la sera della morte di Marco. Come poteva avere le particelle se non era in casa? Ma al di là di tutto questo, quello che invece è emerso nella puntata di ieri e che invece getta realmente un’ombra inquietante su questo caso, sono state le dichiarazioni proprio dello stesso comandante Izzo, al microfono di Giulio Golia. Izzo, per esempio, ha negato di aver detto al capitano Ceccarelli, all’epoca comandante della compagnia di Civitavecchia che eseguì l’indagine coordinata dalla pm Alessandra D’Amore, che nella prima telefonata che gli fece parlò di una ferita da arma da taglio sul braccio di Vannini. Il capitano Ceccarelli però, in aula durante il processo, ha invece affermato che Izzo inizialmente gli disse che il ragazzo si era ferito con un’arma da taglio. Non solo, Izzo ha poi concluso lasciando intendere che, dopo il caso Vannini, nell’Arma dei carabinieri “c’è una guerra interna”.

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