Castanicoltura, Parenti (Confagricoltura): “2020 anno di transizione, attesa per la prossima campagna la ripresa completa del settore”

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Per la castanicoltura dell’Alto Lazio il 2020 sarà ancora un anno di transizione, che sposta sulla prossima campagna le attese di una ripresa completa del settore.

Il bicchiere, in certi casi, si può vedere mezzo pieno o mezzo vuoto, considerare i dati della produzione incoraggianti o avvilenti, l’importante è che tali dati siano oggettivi ed estesi in modo da poter procedere scientificamente, ed arrivare a riflessioni e considerazioni il più possibile aderenti alla realtà.

Alla luce, quindi, del nostro esame, si può dire, non mancando nel frattempo di compiere gesti e rituali apotropaici, che segnali incoraggianti si vedono, pur in un contesto di scarsa vigoria delle piante ancora in parte stressate dall’impatto del dryocosmus.

Queste considerazioni e quelle che seguiranno, fatte in base ai dati sulla raccolta appena conclusasi, sono il risultato della cortesia di Valerio Cristofori, professore associato di colture arboree presso il dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università della Tuscia, che ha messo a nostra disposizione la sua profonda conoscenza del settore, insieme alla sua esperienza e alla sua passione, nel tentativo, che ci accomuna, di apportare miglioramenti e azioni costruttive alla castanicoltura viterbese e reatina. Un ringraziamento va anche a Romina Caccia, dottoressa forestale nota sui Cimini per la sua capacità professionale, che ha raccolto ed elaborato una parte importante dei dati.

E proprio questi dati ci parlano di una produzione quantitativa variabile, molto differenziata per zone, a macchia di leopardo.

Secondo il professor Cristofori una spiegazione di questa mancanza di uniformità può essere dovuta al diverso stato fenologico in cui le piante si sono trovate ad affrontare le piogge di giugno. In alcuni casi tali piogge hanno portato ad un dilavamento degli stigmi (il fiore femminile) riducendo sia la quantità di polline, sia l’attività degli insetti pronubi, con conseguenti difficoltà di impollinazione ed emissione di frutti.

Questa situazione ha penalizzato la produzione dei castagneti situati a maggiore altitudine. Per cui mentre a Vallerano si sono raccolte castagne quasi come prima del dryocosmus, a Canepina, soprattutto nella zona della montagna, le produzioni sono state nettamente inferiori. Il versante sud-est dei Cimini (che comprende i Comuni di Ronciglione, Caprarola e Carbognano) ha avuto buone produzioni al di sotto dei 600 metri mentre raccolto scarso si è avuto nella caldera del lago di Vico e nella parte alta del comune di Caprarola, con rese anche del 90% inferiori a quelle degli anni duemila.

Dal punto di vista qualitativo invece si riscontra quasi ovunque un’ottima produzione, con pezzature elevate, scarsa presenza di gnomoniopsis (muffe interne) e di punture di cidia e balanino.

Sui prezzi è ancora presto per dare un giudizio, certo la situazione dei mercati non è la migliore.

In Confagricoltura Viterbo-Rieti si vigilerà affinché eventuali difficoltà nella filiera non vengano scaricate sulle spalle dei produttori, già provati peraltro da anni di mancati utili.

E sull’aspetto economico dobbiamo soffermarci obbligatoriamente: il settore castanicolo sappiamo che ha vissuto e in parte sta vivendo una crisi epocale, durante la quale alcuni castagneti da frutto sono stati abbandonati o hanno avuto cure minime. Andrebbero ora fatte massicce potature di recupero per rinvigorire le piante, ma aziende e castanicoltori in molti casi non hanno le risorse per farlo.

Inoltre in questi ultimi difficili anni si sono fermate tutte le iniziative che avevano caratterizzato per vivacità la zona dei Cimini ma anche del reatino.

Delle DOP non si parla più: una eliminata da cattive interpretazioni politiche, le altre immobilizzate dalle difficoltà; le OP impossibilitate a fare seri investimenti strutturali; mancata creazione di quell’organizzazione territoriale fondamentale per dirigere fitosanitariamente, tecnicamente e commercialmente il comprensorio.

Organizzazione territoriale che poteva essere, in questo momento, l’ente promotore di un’azione forte e decisa volta a consentire uno stanziamento di fondi da parte della Regione, essenziali per la ripartenza, il recupero, e anche la valorizzazione paesaggistica ed ambientale dei castagneti, e che poteva sicuramente avere, come finalità, o addirittura come scopo costitutivo, di giungere a quel benedetto marchio di tutela che DEVE distinguere le nostre produzioni.

Gli atti delle importanti giornate di studio di Castanea ’19, veri e prorpi stati generali della castagna, svoltesi a Pergine Valsugana lo scorso anno, e alle quali Valerio Cristofori ha dato il suo importante contributo, a queste conclusioni sono arrivate.

E noi di Confagricoltura Viterbo-Rieti non mancheremo di partecipare costruttivamente e sindacalmente allo sforzo generale teso a far ripartire su questa direttrice politica-economica un settore vitale dell’agricoltura dell’Alto Lazio.

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