Cerimonia di consegna dei diplomi al liceo Buratti. Il saluto agli alunni della preside Clara Vittori

“Cercate più la felicità del successo! E’ impresa dura, ma non impossibile”

"L'essenza di cui voglio che questo mio messaggio sia pervaso è che il vostro fine sia non tanto il successo quanto la felicità! Costruirla potrà essere un duro lavoro, ma non sarà un'impresa impossibile"

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“È sempre difficile tenere fuori la retorica da discorsi come questo. Perché i riti difficilmente sfuggono alla retorica. Ci proverò, desiderando di riempire di significato questo momento rituale di passaggio.
L’essenza di cui voglio che questo mio messaggio sia pervaso è che il vostro fine sia non tanto il successo quanto la felicità! Costruirla potrà essere un duro lavoro, ma non sarà un’impresa impossibile. Tenete a mente che ogni grande opera è l’intreccio e la somma di infiniti piccoli pezzi. L’architettura della vostra felicità è il caleidoscopio di pezzetti che incastrerete ogni giorno per edificarla.

C’è  qualcosa che vi avvicina a questo ambizioso traguardo, qualcos’altro che vi allontana. Siate attenti e sensibili a portentose connessioni invisibili. Prestate fiducia ai mentori: qualcuno o qualcosa che è dentro di voi, e che non avete ancora bene identificato, li porrà sul vostro cammino. Sostenete sempre le vostre passioni e il vostro fare con la conoscenza, e fidatevi di chi vi informa citando fonti di studio autorevoli. Diffidate invece di chi spaccia per buone idee che sono parziali ed espressione di personale ed egocentrica visione. Ecco, soprattutto, tenetevi alla larga dagli egocentrici, non ne ricaverete niente di buono! Nel vostro cammino siate sempre alla ricerca di qualcosa. C’è  una straordinaria pienezza di offerta nella vita. Lasciatevi attraversare da un senso inebriante di possibilità. E create legami, con i luoghi e con le persone.  Qualsiasi prova, anche il dolore più intenso, è meno duro se lo si vive circondati da affetto in un luogo dell’anima. Ricordate che ognuno ha una sua strada, o forse più di una, ma non sempre è chiara e nitida. Abbiate il coraggio di modificare la vostra traiettoria se vi accorgete di essere infelici. Imparate a chiedere aiuto: è segno di grande forza e determinazione.

Ragionate costantemente sull’imperfezione delle cose e delle persone. Ed imparate ad accettare quello che non può essere cambiato.
Voglio raccontarvi una fiaba, un piccolo capolavoro narrativo nato dal genio creativo di Leo Lionni, personaggio la cui vita rocambolesca, drammatica e geniale vale a sollecitare la vostra curiosità. È estate e un’affiatata comunità di topolini si industria operosamente ad accumulare provviste per l’inverno. Federico no, se ne resta in disparte, pensieroso ed apparentemente indifferente all’agitazione dei compagni. Lui non lavora. Almeno così sembra. Quando giunge il gelo dell’inverno facendosi sentire duramente, i topolini sono radunati nelle tane con le provviste che si esauriscono. A loro, tremanti e sconsolati, Federico offre le sue provviste dell’estate. Comincia a raccontare. Li riscalda con il racconto del sole e dei suoi raggi, li rallegra ricordando il canto delle cicale e degli uccelli. Infonde loro il coraggio della speranza che la bella stagione tornerà presto. Solo allora i topi scoprono il talento di Federico: la poesia!

Federico a noi invece consegna almeno tre lezioni. Ci insegna il valore dell’ozio, il suo potere generativo di visioni ed elaborazioni creative. Ci indica poi il significato dell’interdipendenza, di come ogni essere umano debba percepirsi come connesso ad un sistema di relazioni e di scopi. Ci mostra infine il potere della poesia, che ci salva, ci cura, ci guida. Che nutre di bellezza le nostre esistenze. Che ci aiuta a costruire la nostra singolare personale felicità se impariamo a scovarla nei libri e nel nostro quotidiano.
Questo è il mio augurio per voi ragazzi: una lunga, entusiasmante ricerca di una imperfetta felicità! E passione, e piccole gioie, durante il cammino.”

Clara Vittori

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