Scandalo Palamara, denunce, esposti ed indagini che proseguono a rilento. La Procura di Viterbo non dà segni di vita, nel frattempo i cittadini sono abbandonati a loro stessi e la città non ha legge, che fine ha fatto la magistratura viterbese?

Che fine ha fatto la magistratura viterbese?

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tribunale di viterbo
Il tribunale di Viterbo

Il coinvolgimento nello scandalo Palamara del procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, ha causato sgomento nel panorama politico-giuridico viterbese. Il procedimento a suo carico dovrebbe tenersi nella primavera 2021 e, fino a quando non ci saranno verdetti ufficiali, la sua figura rimarrà sostanzialmente in bilico. Inutile dire quanto questa situazione rischi di mandare allo sbaraglio l’intero sistema di giustizia sul quale si poggia, o meglio, dovrebbe poggiarsi la provincia.

Secondo l’accusa, Auriemma teneva un rapporto abbastanza attivo con Palamara, il suo nome infatti compare spesso all’interno delle chat del presunto capo della giustizia deviata. Nello specifico, Auriemma avrebbe chiesto a Palamara di far eleggere all’unanimità suo cugino Gerardo Sabeone come presidente di sezione della Corte di Cassazione e di interloquire affinché partissero o meno determinate pratiche del Csm così da condizionare la sua campagna elettorale per un posto al consiglio di presidenza di giustizia amministrativa. Accuse non proprio leggerissime quelle mosse dal Pg di Cassazione Giovanni Salvi nei confronti del numero 1 della Procura di Viterbo, basti pensare che, se confermate, potrebbero costare ad Auriemma la radiazione dall’organo giudiziario. Una macchia indelebile nella carriera, quasi un vero e proprio stigma.

E proprio perché colui che monitora la giustizia viterbese è finito per essere inghiottito dal peggiore scandalo della magistratura italiana è doveroso fare alcune dovute riflessioni. Ci sono alcune situazioni che, ad oggi, appaiono davvero oscure, quasi paurose se si pensa che magari, un domani, potrebbe venir fuori che la magistratura viterbese sia in qualche modo deviata dalla politica e dal malaffare.

Su questo giornale abbiamo sempre provato a dar voce alle ingiustizie patite da alcuni cittadini della Tuscia, e quello che più ci ha colpito nell’ascoltare le loro storie è la totale assenza di risposte da parte della magistratura viterbese. Denunce alle quali non è mai stato dato un seguito, esposti archiviati, indagini lentissime, tutti fattori, questi, che si ripetono e che accomunano molte, troppi racconti apparentemente slegati tra loro.

L’assenza della Procura di Viterbo c’è stata, e si è fatta sentire, anche quando saltò fuori la presunta “Mafia viterbese”. A Viterbo la mafia c’era davvero, stando ad una sentenza, ma la Procura di Viterbo sembra non essersene mai accorta. Eppure intimidazioni, raid ed agguati avvenivano tutti nel capoluogo, addirittura qualcuno è arrivato a dire (tuttavia senza prove evidenti) che la banda capeggiata dal boss Trovato fosse arrivata a condizionare attivamente le comunali del 2018. Auriemma ed i “suoi” Pm, in occasione delle indagini, furono sostanzialmente scavalcati dalla Dda di Roma, che in sede di processo riuscì anche a dimostrare la fondatezza delle accuse per mafia. Decisamente una magra figura agli occhi dell’opinione pubblica e, soprattutto, dei cittadini.

E che dire della malasanità, altra robaccia che a Viterbo ci illudevamo non esistesse? Anche in questo caso, purtroppo, la Procura è stata impalpabile. Nello scandalo furbetti del cartellino alla Asl sono finite in mezzo ai processi persone che potrebbero a gennaio essere assolte, mentre i reali colpevoli nel frattempo potrebbero aver fatto carriera. Se in questo caso la Procura dovesse fare mea culpa si profilerebbe uno scenario inaccettabile, con persone de facto innocenti messe alla gogna mediatica senza un motivo e costrette a pagare ingenti spese tra legali e perizie. Ma se un errore si può comprendere, lo stesso non si può dire quando anche altre indagini procedono a passi di lumaca, rischiando di compromettere inesorabilmente l’iter processuale. Anche nelle indagini per lo scandalo ticket le autorità giudiziarie sembrano brancolare nel buio, eppure in questa circostanza le prove sono davvero schiaccianti. Sempre restando nell’ambito della malasanità, bisogna precisare che anche la gestione Covid non sembra essere esente, tant’è che sono stati presentati sulle scrivanie della Procura diversi esposti su tamponi, diagnosi ed atti firmati dalla dirigenza della Asl. Ma, anche in questo caso, non c’è verso di avere feedback.

Viterbo, di recente, è purtroppo scivolata in fondo alla graduatoria delle città per quanto riguarda la qualità della vita. La criminalità, la sanità gravemente insufficiente ed un apparato burocratico fermo al paleozoico sono le principali cause di questa autentica disfatta, tutto sommato noi siamo convinti che il capoluogo della Tuscia meriti di meglio. Ma, ahinoi, è difficile pensare di poter ricompattare e migliorare il tessuto sociale di una città nella quale non esistono leggi e, soprattutto, giustizia.

La magistratura dovrebbe avere il compito di punire chi sbaglia al fine di poter rendere migliore la società, a Viterbo questo non accade da anni. Possibile che i viterbesi siano costretti a vivere in questo eterno limbo? Che fine ha fatto la magistratura viterbese?

 

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