Genio e sregolatezza, grande campione e uomo fragile. Ritratto di Diego Armando Maradona: “El Más Grande”, il più grande di tutti.

Chi era veramente Diego Maradona

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Tutto il mondo, non solo quello del calcio, sembra essersi fermato alle 17:00 di ieri, mercoledì 25 novembre. Intorno a quell’ora in Italia si è iniziata a spargere una voce indiscreta: Maradona è morto. Tanti, compreso il sottoscritto, hanno pensato che fosse una fake news, invece era tutto vero. Così, di botto e senza preavviso, con un autentico colpo di scena, se ne è andato Diego Armando Maradona, il più grande di tutti.

La bara dove riposa per sempre il corpo di Maradona

Riassumere in poche righe cosa è stato Maradona è difficile, la sua vita per certi versi stravagante ha toccato ogni sfumatura della società, uscendo forse troppo spesso da quelle che sono le cronache sportive. Il suo talento cristallino, da molti considerato un autentico dono divino, non è mai stato totalmente eclissato da da una vita costellata di vizi, anzi, di stravizi. Quello che Maradona sapeva fare con la palla tra i piedi gli è valso il perdono universale da parte di tutti noi per i suoi evidenti errori nella vita.

L’inizio: la povertà estrema e l’esordio tra i professionisti

Fuori un grandissimo campione, dentro un uomo fragile. Maradona nacque a Lanús il 30 ottobre del 1960 e la sua vita fu segnata dalla povertà estrema, per questo quella palla, con cui riusciva a fare cose strabilianti, era diventata automaticamente l’arma del riscatto sociale. La prima squadra a fidarsi di quel ragazzo con una folta chioma riccia e nera come la pece è l’Argentinos Juniors, che lo lancia tra i professionisti a soli 15 anni: la leggenda inizia in quel momento, il 20 ottobre 1976. Da quel giorno il calcio non sarà più lo stesso.

Maradona con la maglia del Boca Juniors

Nel 1981 il Boca Juniors, squadra di Buenos Aires, lo nota e decide di ingaggiarlo ma, nemmeno un anno dopo, si fa avanti il Barcellona che lo acquista aprendogli le porte del grande calcio europeo. La consacrazione definitiva per “Dieguito” però arriva in Italia, per la precisione in quella che oggi è diventata la sua Napoli: il 5 luglio 1984 Maradona viene presentato di fronte ad una folla oceanica presso lo stadio San Paolo, un accoglienza da Messia.

Il legame con Napoli

Ed in effetti, per tutti i napoletani, Maradona è stato un vero Messia. In quegli anni Napoli attraversava anni davvero bui, con la povertà che divorava le strade ed intere famiglie, per questo il calcio – quello di Maradona – divenne per i partenopei il vessillo della battaglia per la rivincita contro le squadre del Nord, dominatrici assolute del campionato fino all’arrivo di Maradona. Ma come è stato possibile questo legame indissolubile tra un argentino del barrio ed i tifosi napoletani? Beh, diciamo che i calciatori sono gli “eroi democratici” per eccellenza in quanto, nella maggior parte dei casi, provengono da quella che è la gente comune, il popolo. Maradona, come detto, proveniva da una classe sociale di certo non abbiente e la povertà aveva temprato il suo spirito e la sua anima, soprattutto per questo i napoletani lo elessero come loro rappresentante in Italia e nel mondo. Non si sbaglió affatto chi lo definì “figlio del popolo”.

Gli anni d’oro

È proprio questa sinergia magica tra lui, Napoli ed i napoletani contribuirà a rendere le stagioni passate all’ombra del Vesuvio come le sue migliori. Il mito di Maradona diventa tale proprio in maglia azzurra, quando lui, alla guida di una squadra giovane ed inesperta, riesce a regalare ai napoletani 2 scudetti, 1 Coppa Italia e 1 Coppa Uefa. Questi trofei tutti tra il 1986 ed il 1990, i 4 anni straordinari in cui lui portò la sua Argentina due volte in finale ai mondiali. Quelli messicani del 1986 furono un trionfo, Maradona li vinse praticamente da solo. È entrata nella storia del calcio la sua partita contro l’Inghilterra ai quarti, rappresentazione perfetta del suo essere “genio e sregolatezza”. Il primo gol, “La mano de Dios”, rappresenta la sregolatezza mentre il secondo, “Il gol del secolo”, il genio.

“La Mano de Dios”, Maradona beffa con un gol di mano il portiere inglese Peter Shilton

Dopo quella partita l’Argentina batte in finale per 3-2 la Germania Ovest ed il mondo cade ai piedi di Maradona, che si merita il premio di miglior giocatore del torneo. 4 anni più tardi, ai mondiali di Italia ‘90, Maradona riprova a trascinare l’Argentina alla conquista del mondiale e, dopo una cavalcata spettacolare in cui fa fuori anche l’Italia, ritrova la Germania Ovest in finale. Stavolta peró il Dio del calcio gira per una volta le spalle a suo figlio e l’Argentina perde di misura per colpa di un rigore, quella sarà considerata una delle finali più noiose di sempre.

Le due vite di Maradona

Maradona ha avuto sostanzialmente due vite: la prima iniziata 60 anni fa e terminata nel ‘91, la seconda iniziata nel ‘91 e finita ieri. Era infatti il 17 marzo 1991 quando, al termine di Napoli-Bari, Maradona fu trovato positivo al primo test anti-doping. Il responso diede positività alla cocaina, la polvere bianca che ha rovinato la sua carriera e la sua vita. Si concluse in quella maniera, con un colpo di teatro, l’avventura di Diego a Napoli. Dal ‘92 al ‘94 passa prima al Siviglia e poi agli argentini del Newell’s, strappando comunque il biglietto per i mondiali di Usa ‘94. Proprio lì, negli States, finì tragicamente la sua carriera: altro test anti-doping ed altra squalifica, stavolta per l’efedrina. Da quel maledetto giorno la seconda vita del più grande giocatore di tutti i tempi iniziò una lenta discesa verso il baratro.

Il declino fisico, le dipendenze e la morte

Dai primi anni ‘80 al 2004 Maradona fu dipendente dalla cocaina, ed essa iniziò a presentargli lentamente il conto facendolo soffrire fisicamente. Proprio per via del suo vizietto strinse amicizie pericolosissime come quella con il boss Carmine Giuliano, con cui fu ritratto in una foto durante la sua militanza al Napoli. Come se non bastasse, dopo essersi disintossicato dalla coca iniziò con l’alcol, peggiorando sempre di più le sue condizioni arrivando a sfiorare l’obesità. Nel 2005 e nel 2015 fu perciò costretto a due bypass gastrici, poi una serie di interventi di vario genere fino ad arrivare a ieri, quando un fulminante attacco di cuore se l’è portato via per sempre.

Tra politica e religione

L’Iglesia Maradoniana

Maradona è entrato più di qualsiasi altro giocatore nella cultura di massa, un po’ per la sua eccentricità ed un po’ per quello che effettivamente rappresentava socialmente e, soprattutto, politicamente. Molti ne hanno fatto un’icona del socialismo per via delle sue amicizie con Fidel Castro, Chávez ed il peronista Menem. Maradona stesso ammirava anche Che Guevara, tanto da tatuarselo su una spalla. Celebri furono le sue dichiarazioni alla fine della partita con l’Inghilterra ai mondiali dell’86 in riferimento al suo gol di mano. L’espressione “mano di Dios” si deve infatti proprio a lui, che disse: “Il gol è stato fatto un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio”. Tuttavia, solo un genio del suo calibro poteva paragonare quella rete truffaldina ad un atto di giustizia in seguito alla sconfitta patita dal suo Paese

L’altarino a lui dedicato in una via di Napoli

contro gli inglesi nella guerra delle Falkland del 1982. Con quelle parole si guadagnó ancor di più l’amore incondizionato degli argentini, popolo da poco uscito dalla sanguinosa dittatura dei colonnelli e bisognoso di ritrovare speranza e gioia, entrambe concesse dalle giocate del Numero Dieci. Qualcuno lo ha addirittura eretto come vera e propria divinità da adulare. A Rosario, quella che è considerata la città del calcio (lì è nato, su tutti, anche Leo Messi), è stata fondata l’Iglesia Maradoniana, dove il calendario si calcola contando gli anni dalla sua nascita: anzichè il consueto d.C. viene usato il d.D., ovvero después de Diego (dopo Diego). E che dire di Napoli, dove in una via gli fu dedicato una sorta di altarino con una foto nella quale indossa la maglia del Napoli e un suo capello in una teca, dove i tifosi si recavano in pellegrinaggio prima delle partite a chiedere la “grazia calcistica”. Sempre a Napoli nel 1991 fu celebrato il Te Diegum, un convegno in suo onore dal quale nacque anche un famoso libro.

Maradona era tutto ed il contrario di tutto: angelo e diavolo, Messia e anticristo, bene e male. Aveva la capacità di dividere con le sue azioni per poi unire con le sue giocate, basti pensare che da ieri tutti ci siamo spaccati anche sul giudicarlo come uomo, roba che non

Un tifoso del River Plate abbraccia un tifoso del Boca che piange disperato per la morte di Maradona

spetta certo a noi. Forse, rivedendo i video in cui supera gli avversari come birilli, ci metteremo tutti d’accordo. Per concludere, per farvi capire definitivamente cosa rappresentava, calcolate che da ieri i tifosi Boca Juniors e River Plate (le nostre Roma e Lazio) si stanno abbracciando per le strade di Buenos Aires in lacrime. Perché vedete, Maradona era già un mito, da ieri è ufficialmente leggenda.

 

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