Ieri sera, nei giardini del Museo di Palazzo Doebbing, è stato presentato il romanzo “Gli estivi” di Luca Ricci

“Chi si ama non dovrebbe mai sposarsi, o chi si sposa non dovrebbe mai amarsi”

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Palazzo Doebbing, a Sutri

Ieri sera nei giardini del Museo di Palazzo Doebbing, è stato presentato il romanzo di Luca Ricci dal titolo “Gli estivi”. L’appuntamento era alle ore 21.00.

Il primo ad intervenire è stato Luigi di Mauro, vicesindaco della cittadina sutrina che ha presentato il programma che prende il nome di “Dialoghi a Sutri” e che metterà in correlazione autori diversi con altrettanto diverse visioni.

 

“Noi abbiamo bisogno di produrre cultura affinché la nostra società sutrina si evolva e diventi altro da quello che è”, queste le parole del Vicesindaco che prosegue, “se ho dato sostegno ad un Sindaco come Vittorio Sgarbi è perchè credevo facesse la differenza a livello culturale della nostra città che aveva senz’altro bisogno di questo trauma.”

Tutto ruota intorno al dialogo, un’esigenza mai così tanto forte e necessaria.

Sono incontri che non vanno solo da “Giotto a Pasolini”, visibilissimi all’interno della mostra che il Museo di Palazzo Doebbing sta ospitando, ma incontri che si muovono anche oltre, incontri tra autori, scrittori e giornalisti, incontri con il pubblico, incontri tra persone che hanno qualcosa da dire, da trasmettere, con quanti vogliono accogliere, ricevere, arricchirsi, vogliono stare insieme.

Il libro di Luca Ricci fa parte di una quadrilogia. Ieri sera il suo dialogo era quello che ha coinvolto Giampaolo Sodano.

“Nella maggior parte dei suoi libri Luca Ricci parla degli amori, amori di coppia e di famiglia, dei piaceri morbosi e anche delle ossessioni” spiega il vicesindaco Lillo di Mauro. “Gli estivi, in particolare, tratta la sottile ma decisiva differenza tra amore e ossessione amorosa”

Sodano, esprimendo in primis la sua gratitudine per il lavoro che stanno svolgendo Vittorio Sgarbi, Luigi di Mauro e l’amministrazione tutta, punta l’attenzione, anche egli, sul concetto di dialogo, fondamentale, a suo avviso, in questo momento storico.

“Il dialogo è diventato una pratica sconosciuta; non siamo più abituati a dialogare, non sappiamo più farlo; è cambiata molto la nostra sensibilità in correlazione, tra l’altro, con la nascita della rete”. “E’ venuto il momento della resistenza”, continua, “dobbiamo far in modo che la parola riacquisti la sua importanza, quella parola che nel mondo virtuale immediatamente scompare, che perde all’istante significato. Abbiamo bisogno di conoscenza, di cultura, del libro. Siamo chiamati a cambiare rapidamente il nostro stile di vita, rapidamente!”

La rete, riflette Sodano, sta divenendo l’unico strumento di connessione con il mondo, di un mondo che però, non si incontra più, solamente si guarda, come fossimo all’esterno di esso, come se non ci riguardasse fino in fondo. “Abbiamo bisogno di approfondire i temi, di non fermarci alla superficie”, sottolinea Sodano.

Luca Ricci ci parla dell’amore, o meglio degli amori. Non ne esiste infatti, uno solo; esiste l’innamoramento, l’amore nuovo, quello stabilizzato e l’amore avanzato. C’è quello solido, istituzionale, del matrimonio, c’è quello della passione, del colpo di fulmine, del cosiddetto “terremoto”. C’è l’amore tra autore ed editore, amico e compagno, c’è un sodalizio tra i due di tipo intellettuale, un rapporto che, con il mutare del mondo della scrittura e dell’editoria,  sta conseguentemente scomparendo.

Perché si occupa dell’amore Luca Ricci?

È lo scrittore stesso a spiegarlo.

“Sull’amore mi preme sottolineare che noi tutti lo vogliamo immutabile e questo è il più grande fraintendimento. ” È il per sempre”, spiega Luca Ricci, “ciò che ci rende infelici. Si dovrebbe prendere consapevolezza che l’amore è fluido, è in costante e inevitabile movimento. Ma noi no, lo vogliamo sempre uguale a se stesso il sentimento dell’amore”, che invece è per sua natura soggetto a trasformazione, e di qui, l’umana infelicità e sofferenza. “L’amore non è immutabile, è soggetto a variabili, include più persone, è relativo, è un grande enigma”, prosegue lo scrittore e autore del libro “Gli estivi”.

“Scrivo sull’amore perché? Perché è conflitto, è ignoto, è ciò che non si sa. Io non ho certezze in merito”, riflette lo scrittore. Egli, come nessun altro, non tutto conosce in tal senso, è proprio questo che lo porta a scrivere, ad investigare, ad approfondire. Ciò che gli interessa è infatti, abbracciare temi senza soluzioni.

L’amore di cui parla Luca Ricci poi, va di pari passo con la scrittura ed è attraverso quest’ultima che egli cerca una risposta alla complessità delle relazioni amorose. “L’ossessione dell’amore e della letteratura si confondono, vanno di pari passo”, commenta lo scrittore, sottolineando che quello che vuole, non è far una morale, bensì portare il lettore a riflettere, riflettere su come esso realmente ami.

Nel corso del dialogo, non manca l’attenzione sulla riflessione relativa al mondo virtuale e con esso, all’amore virtuale, quello della rete, quello di chi si innamora di una foto, ancor prima dell’incontro vero e proprio, ancor prima della vera condivisione.

Negli estivi la storia è raccontata dal punto di vista di lui, dell’uomo, del protagonista e lungo l’arco temporale di 15 estati si sviluppa. Il lettore attraversa il tempo con i personaggi del romanzo che sanno mostrare come talvolta, l’amore sappia divenire odio, il sentimento ad esso complementare e, in fondo, uguale. Emozioni apparentemente opposte finiscono per sovrapporsi. Una schermaglia amorosa che sconfina nella crudeltà.

Questo romanzo e la sua presentazione è il punto di partenza di un programma di tutto prestigio; tanti altri autori verranno a sedersi nei giardini del museo, riflettendo, discutendo e presentando i loro libri, i loro figli.

L’intento è sempre lo stesso, si vuole affermare il dialogo, quello esistente e presente ne “Gli estivi” di Luci Ricci, “perché è nel dialogo che c’è la costruzione dell’uomo, la costruzione dei rapporti  umani” commenta il vicesindaco.

“Se non dialoghiamo non ci confrontiamo, non è sui social che sappiamo esprimere ciò che siamo, siamo solo, in quel mondo fittizio che è la rete, ciò che gli altri percepiscono di noi”, conclude con tali parole il piacevole incontro di ieri sera Luigi di Mauro .

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