Chicche di caffè: il caffè espresso italiano è candidato a patrimonio dell’Unesco

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“In un caffè ho trovato me stesso” scrisse Cesare Pavese. Eduardo de Filippo era solito dire: “Quando io morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro.”

La passione degli italiani e dei napoletani, in particolare, per il caffè dura da secoli: tra tutti i popoli, i napoletani sono forse coloro che meglio hanno saputo integrare il caffè nelle loro tradizioni, diventando maestri nell’arte della preparazione dell’espresso e trasformandolo in un vero e proprio vessillo dell’essere napoletani. L’aroma del caffè, pari al profumo di mare, è gioia, gusto, passione.

“Per riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco”, scrive Erri De Luca: il rito del caffè a Napoli diventa simbolo di una convivialità trasversale, che scavalca le differenze sociali e le generazioni e accomuna ricchi e poveri, giovani e anziani, in una solidarietà e in una fratellanza senza confini, tipica dello spirito partenopeo.

Eduardo ma anche Totò, Pino Daniele, Luciano De Crescenzo, Massimo Troisi: non c’è un artista napoletano che non abbia omaggiato la bevanda decantandone i pregi e gli effetti benefici.

E, benché nel titolo di un suo celebre film Troisi affermi che “il caffè lo rende nervoso”, non c’è agitazione che tenga davanti a una fumante “tazzulella ‘e cafè”: perché non c’è luogo migliore dove condividere le gioie e i dolori della vita quotidiana che davanti a una bella tazza di espresso nero e bollente.

Il nostro Giuseppe Verdi affermò: “Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito.”

Il caffè espresso dunque non è una semplice bevanda, ma un rito e in esso c’è anche un po’ di storia degli italiani.

Da poco è stata approvata all’unanimità la candidatura del caffè espresso italiano a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

Il Mipaaf ha dato così il via libera e l’annuncio è stato dato dal Sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio con la seguente motivazione: “In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un vero e proprio rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della nostra socialità che ci contraddistingue nel mondo”.
Da sempre il caffè scandisce le giornate degli italiani.
E non solo. È nella storia, nella poesia, nell’arte, nella musica.

Proprio in questi giorni, il mondo del caffè ha lanciato però un allarme sulla difficoltà a reperire forza lavoro qualificata.

Questa criticità è chiaramente emersa da un’indagine fatta dall’Istituto Espresso Italiano (IEI), realtà di cui fanno parte 38 aziende – torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinadosatori e altre imprese della filiera – con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro, ha condotto su un campione di soci.

Scarseggerebbero figure professionali per incrementare le vendite in Italia e all’estero, già da prima della diffusione Covid.

Noi de La mia Città news vogliamo però fare un viaggio sensoriale nella letteratura del caffè.
Non si può non partire dalla commedia di Carlo Goldoni, “La Bottega del caffè”, che si svolge a Venezia, appunto nella bottega del caffettiere Ridolfo. È un luogo attorno al quale ruotano numerosi personaggi della borghesia del 1700. Attraverso il caffè e la sua diffusione, Goldoni ne racconta vizi e virtù.

A una generosa tradizione napoletana, fa riferimento il grande Luciano De Crescenzo, ne “Il caffè sospeso”, dove con ironia disserta di filosofia e vita.

Per la scrittrice Carson McCullers, invece, il caffè diventa occasione di incontro tra gli abitanti di una città e fa nascere un nuovo amore. Questo avviene nel suo racconto “La ballata del caffè triste”, che darà il titolo al volume che lo comprende.

Un caffè amaro bevuto, per errore, da giovanissima, fa da preludio alla storia d’amore della protagonista di “Caffè amaro”, romanzo di Simonetta Agnello Hornby.
Quanti amori sono nati davanti a un caffè! E quanti inviti suo social:” Andiamo a prendere un caffè?”

La tradizione dell’interpretazione dei fondi del caffè, invece, anima la protagonista de “Il caffè delle donne”, bellissimo libro di Widad Tamimi.

Il caffè è anche transfert di stress e malumori, è corroborante per la debolezza e la stanchezza (“sono giù, ho bisogno di un caffè”), è un facilitatore di relazioni (“andiamo a prenderci un caffè e ne parliamo…”). Il Caffè, inteso come luogo di degustazione, è inoltre celebrato anche come posto di incontri, di scambi culturali, di culla di capolavori, scritti proprio ai tavolini di una “bottega letteraria”. Basti ricordare lo storico Caffè Greco a Roma, luogo d’incontro di artisti, letterati, politici o, a Viterbo, il Gran Caffè Schenardi, le cui saracinesche sono ormai da tempo abbassate.

Proprio la letteratura ha contribuito a rendere celebre il termine “caffè” nella sua doppia accezione: talvolta è uno spartiacque a livello sociale, altre contribuisce all’intercultura e all’integrazione.

“A parte la filosofia non conosco un propellente del cervello migliore degli scacchi e del caffè”.
(Jean Paul)

Considerato la bevanda del diavolo fino a quando papa Clemente VIII nel Cinquecento non decise, dopo averla assaggiata e trovata deliziosa, di tenerla a battesimo per purificarla dalle sue origini musulmane, il caffè è stato, complice l’alone di misteriosa energia che aleggiava intorno alla sua provenienza, protagonista di numerose leggende e fonte di ispirazione per tantissimi artisti, letterati e musicisti di diverse epoche storiche.

Il caffè è musica per il palato: lo sapevano bene due tra i compositori più celebri di tutti i tempi, per i quali la nera bevanda fu una vera e propria musa ispiratrice della loro musica: J.S. Bach e Ludwig van Beethoven.

Assiduo frequentatore del caffè Zimmerman di Lipsia, Bach adorò la bevanda dal gusto “più amabile di mille baci, più soave del moscato” al punto da dedicarle una delle sue opere. La “Cantata del Caffè” racconta le vicissitudini della giovane protagonista, Aria, alla quale un padre severo proibisce di bere caffè, e ci regala allo stesso tempo un trattato in forma musicale sui buoni motivi per i quali bisognerebbe consumare ogni giorno svariati caffè.
Fiorella Mannoia canta:” Passo il tempo bevendo caffè nero bollente”.
Gli effetti benefici della caffeina su corpo e mente sono ben noti ai suoi abituali consumatori.

Quindi, ben venga la sua candidatura a patrimonio dell’Unesco.

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