Vincenzo Peparello (Confesercenti): "Segnali positivi per la stagione turistica". Presentato il nuovo libro "La rosa di Dante" di Giuseppe Rescifina, che può essere utilizzato anche come guida per i turisti alla scoperta della "Viterbo dantesca"

“Chiediamo una programmazione unitaria per la rivitalizzazione dei centri storici”

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A sx Vincenzo Peparello (Confesercenti); a dx Giuseppe Rescifina

Dopo i pesanti numeri dell’estate 2020, quest’anno i presupposti per guardare alla stagione turistica con rinnovato ottimismo ci sono tutti. Ieri nel corso della conferenza stampa in piazza del Gesù a Viterbo il presidente di Confesercenti Vincenzo Peparello ha espresso cauto ottimismo nel commentare i dati Istat che mostrano il trend su consumi e spese degli italiani.

“Con le riaperture e l’accelerare del piano vaccinale c’è una forte iniezione di fiducia sia da parte delle imprese che delle famiglie nei confronti del Governo. – ha dichiarato Peparello – Dall’inizio della pandemia è la prima volta che assistiamo a una ripresa simile”. Guardando ai mesi passati, i settori più gravemente penalizzati – come facilmente intuibile – sono stati quelli della filiera turistica e della ristorazione. Il secondo, in questo momento, “mostra un recupero dei fatturati di circa il 30% – ha sottolineato il presidente di Confesercenti – mentre ancora non si avverte la stessa ripresa per il commercio”.

Sul fronte turistico, il grande “assente” della stagione scorsa è stato quello proveniente dall’estero. “Le grandi città come Roma registrano ancora cali di fatturato del 95% sotto questo aspetto – ha aggiunto – e lo stesso accade nella provincia di Viterbo, dove il turismo estero era legato principalmente al comprensorio del Lago di Bolsena”.

Parlando dei consumi delle famiglie, “il 2020 ha segnato un crollo generale di 5.000 euro per nucleo, su cui pesa anche il calo del reddito, mentre sono aumentati i costi per energia, internet e gas. Gli acquisti online hanno ottenuto un +63% durante il lockdown e +36% nell’arco dell’anno”.

Se il progressivo allentamento delle restrizioni – che dovrebbe portare tutta l’Italia in zona bianca nelle prossime settimane – e la costante diminuzione dei contagi a livello nazionale fanno dunque ben sperare per l’apertura della stagione estiva, Confesercenti crede però che in merito ai centri storici delle città ci sia molto lavoro da fare. “Abbiamo chiesto un piano di rigenerazione urbana a favore delle imprese – ha spiegato Peparello – perché quelle che operano nei centri storici sono state doppiamente penalizzate. A ciò si aggiunge anche il fenomeno dello spopolamento degli stessi, verificatosi a partire dagli anni ’70”.

Per Confesercenti, bisognerebbe partire dagli aspetti basilari, come pulizia e decoro urbano. “A livello nazionale – e anche nella nostra provincia – non esistono piani unitari, siamo abituati a ‘parcellizzare’ gli interventi, mentre qui serve una programmazione unitaria di sviluppo e di riequilibrio dei centri storici. Importante sarà il ruolo delle imprese in aggregazione, i centri commerciali naturali e le reti d’impresa”.

Giuseppe Rescifina, autore del saggio “La rosa di Dante”

Puntare quindi sulla rivitalizzazione del “cuore” delle città, a partire da quella di Viterbo. Magari riscoprendola anche in veste di “città dantesca”, proprio adesso che ricorre il 700esimo anniversario dalla morte del Poeta, simbolo dell’Italia nel mondo.

Proprio a questo scopo Giuseppe Rescifina, giornalista, saggista, autore di testi teatrali e studioso di Dante, ieri ha presentato il suo nuovo saggio, “La rosa di Dante”, della Editrice Silvio Pellico. Un’opera che può essere letta anche come “guida turistica” per approfondire il rapporto che lega il Sommo Poeta con la terra della Tuscia, come l’autore stesso ha ribadito.

Numerosi i luoghi del territorio che vengono citati nella Divina Commedia: da Bomarzo a Ferento, passando per Tarquinia e Sutri, fino ai Monti Cimini, che – secondo un’ipotesi molto suggestiva – potrebbero essere proprio la “selva oscura” dove il poeta si è smarrito. Si crede anche che egli abbia soggiornato a San Francesco alla Rocca.

A sx Tonino Castelli, dell’azienda agricola che produce la “Cannaiola” di Marta

“Anche piazza del Gesù, dove ci troviamo oggi, è una località dantesca. – ha evidenziato Rescifina – Proprio qui è avvenuto il terribile omicidio di Enrico di Cornovaglia il 13 marzo del 1271 nella Chiesa di San Silvestro”. Ma Dante nella sua celebre opera ricorda anche le ricchezze enogastronomiche della Tuscia, anche in merito alla vicenda di Papa Martino IV, che ne era particolarmente “ghiotto”. “Per accompagnarle Dante parla della ‘vernaccia’, essendo lui toscano, ma il vino in questione secondo altre ipotesi potrebbe essere la Cannaiola di Marta, – allora già conosciutissima – o il moscatello di Montefiascone Est Est Est”, ha spiegato l’autore. Alla conferenza stampa ha preso parte anche Tonino Castelli, dell’omonima azienda agricola martana che ancora oggi si occupa di produrre l’eccellente vino.

Oltre a ciò, va ricordato che Dante nel Purgatorio e Paradiso cita anche la “rosa”, un simbolo di grande valore anche per la città di Viterbo e ricorrente nella simbologia delle varie letterature nei secoli. Un tema, questo, che viene ampiamente approfondito nel saggio di Rescifina, insieme a molti altri aspetti che legano indissolubilmente il Sommo Poeta con la provincia di Viterbo.

 

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