Chiude la pesa pubblica nel porto, la Cpc punta il dito contro l’Authority

Scilipoti (vice presidente Compagnia Portuale): "Dopo circa cento anni, i vertici dell’Autorità sono riusciti a far chiudere un Ente pubblico economico"

378

Un’altra tegola sta per abbattersi sul porto di Civitavecchia. Dopo cento anni chiude la pesa pubblica per i mezzi pesanti nello scalo. Ad annunciare la perdita di un servizio storico è il vice presidente della Compagnia portuale e consigliere comunale per Onda Popolare Patrizio Scilipoti.

“Credevo ingenuamente – esordisce – di aver visto esplicarsi in ogni forma possibile, la completa ed assoluta mancanza di idee nonché, in assoluto, di capacità gestionale da parte dell’attuale vertice dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Non bastava che il porto di Civitavecchia sia attualmente l’unico, nel panorama italiano, a perdere quote sempre maggiori di traffici merci, mentre tutti gli altri porti godono di aumenti e di ottima salute (in pratica siamo diventati il fanalino di coda della portualità italiana. Non bastava che l’Autorità non sia ancora riuscita a dirimere la questione dello sbarco containers tra la CFFT e la RCT nella famosa vertenza “banane”.
Non bastava aver permesso (per la prima volta nella storia degli scali marittimi italiani!) ad ENEL di indire una gara per l’affidamento delle operazioni di scarico al carbone, gara che ha prodotto esclusivamente un risparmio consistente in favore del colosso energetico, il quale, per tutta risposta, ha dimezzato unilateralmente le quantità di carbone movimentate, aprendo una crisi mortale per le imprese, la città e l’Ente pubblico stesso, ora a rischio default per le mancate entrate. Non bastava aver messo in difficoltà in ogni modo le varie società di interesse economico generale presenti nello scalo (Port Utilities, Port Autority Security e Port Mobility su tutte). Non bastava la convinzione dei vertici dell’Autorità di poter regolamentare a proprio piacere il trasporto pubblico locale esterno ai confini del porto (convinzione ovviamente ed ineluttabilmente smentita di recente dal TAR Lazio). Tutto questo, evidentemente, a Di Majo & co. non era sufficiente”.

Per il vice presidente della Compagnia portuale “I vertici della AdSP sono riusciti in una nuova, fantasmagorica “impresa”, decretando la chiusura dell’unica pesa pubblica presente nel nostro porto. È notizia di oggi, infatti, che la Carovana Facchini Doganali il 31 agosto prossimo cesserà di erogare il servizio di pesatura pubblico; dopo circa cento anni, i dirigenti dell’Autorità sono riusciti a far chiudere un Ente pubblico economico e, per l’effetto, a far cessare un servizio di interesse generale del Porto. Questa è pura follia gestionale. Non riesco a trovare altre parole”.

“Noi della Cpc ed il CAC rappresentato da Patrizio Loffarelli – incalza Scilipoti – abbiamo più volte avanzato ipotesi concrete per garantire il salvataggio sia del servizio di interesse generale garantito dalla pesa che del posto di lavoro delle due attualmente impiegate presso la Carovana Facchini Doganali. Tutto questo nel solo ed esclusivo interesse generale del Porto che, secondo noi, non avrebbe dovuto assolutamente perdere questo servizio pubblico. Servizio, che sicuramente ora andrà in mano a qualche privato. Ma niente, il “nostro” Presidente continua a dipingere la fine del traffico delle merci nel Porto di Civitavecchia: non curante della vita e della dignità dei lavoratori, inadeguato al ruolo che si trova a ricoprire, inconsapevole dei disastri che la nostra città dovrà affrontare a causa delle sue improvvide decisioni. Un vecchio adagio dice che “al peggio non c’è mai fine”, infatti ci aspettiamo che a breve Di Majo riesca anche nell’impossibile: far prosciugare l’acqua dentro il Porto”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui